IL TICINO CONFERMA IL NO AL BURQA

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Il 22 settembre 2013, nel cantone svizzero del Ticino, era stata promossa in votazione popolare la proposta di proibire il burqa e il niqab in luoghi pubblici, e solo lo scorso 5 marzo è stato confermato dalla Camera dei Cantoni a Berna. Ad oggi, il Ticino è il primo cantone svizzero ad aver approvato tale divieto, che comporta non solo la proibizione dell’indumento islamico durante le manifestazioni religiose, ma anche la copertura integrale del volto in luoghi pubblici come possono essere parchi, supermercati, centri storici, stazioni, aereoporti, nonché tutti i mezzi pubblici come autobus e metropolitane.

Al contrario di quanto si possa pensare, il burqa e il niqab sono tipi di veli indossati per tradizioni culturali specifiche di precise aree geografiche, come Afghanistan, Pakistan, Egitto del Sud e penisola arabica, e non tanto per una questione religiosa. Anzi, negli ultimi decenni, il velo integrale è divenuta espressione di un’imposizione di matrice islamista, che oggi è a tutti gli effetti giuridicamente punibile. Inoltre, l’hejab, un altro tipo di velo che lascia ben visibile il volto, è del tutto legittimo.
La legge che vieta il burqa, perciò, non discrimina nessuna religione, ma vuole semplicemente porre sullo stesso piano tutti i cittadini, impedendo che si alimentino le diffidenze verso i musulmani in generale: in uno spazio sociale dove le persone interagiscono tra di loro continuamente, è più facile cadere nel pregiudizio o nell’ostilità se si hanno di fronte individui non riconoscibili.

L’approvazione della legge dalla Camera dei Cantoni si rivela insomma una forma di uguaglianza che unisce, e non divide, identità di origine differenti.

Melissa Toti Buratti.

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