KATIE DOBSON, L’ARTE TRA ISPIRAZIONE E DESIGN

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Nel mondo del design ci sono delle voci particolarmente giovani, poliedriche e degne di nota. Un vivaio dal quale, con occhio attento, possiamo già distinguere i talenti oggi e i professionisti di domani. È il caso di Katie Dobson, artista statunitense di Cincinnati, intervistata per voi. Ho scoperto una giovane talentuosa, aperta al dialogo e con una straordinaria umanità, che trae ispirazione dal mondo che la circonda, traducendola in una vera e propria arte della tipografia.

L’utilizzo sempre più vasto dei social network sta certamente influenzando le persone. Hai mai la sensazione che chiunque tenda a definirsi creativo? Questa cosa ti infastidisce oppure credi in un’evoluzione darwiniana di creatività?

Penso che i social media siano uno strumento spettacolare per connettere le persone. Ognuno ha la chance di mostrare che cosa sta progettando, mettendo in cantiere e che cosa lo appassiona. Io stessa inserisco una gran parte dei miei lavori su portali come Pinterest e applicazioni come Instagram. è stato grazie agli hastag quali #handlettering (calligrafia, in inglese N.d.R.) o #design che la mia passione ha potuto raggiungere persone che altrimenti non avrebbero mai avuto idea della mia esistenza. Questo è eccezionale! I social media danno voce alle persone, mettendole nella posizione di condividere la loro vita con il mondo. Per quanto riguarda la creatività, invece, non credo si possa pianificare. Non credo si possa fare una distinzione a comparti stagni fra persone che creative, un po’ più creative di altre oppure creative in modi molto diversi. Credo che ognuno sia creativo a modo suo e che la libertà di appropriarsi di questa definizione, come un’etichetta positiva, ci spinga a fare cose migliori ogni singolo giorno. È questa spinta all’essere migliori che unisce le persone oltre ogni limite culturale o geografico.

Il sorriso può essere il lato più produttivo di un biglietto da visita. Il tuo sorriso riflette la tua arte luminosa e viceversa?

Decisamente, penso che vadano di pari passo. Ho la tendenza a festeggiare la vita vivendola appieno e questo ottimismo traspira dai miei lavori. Come artista e designer, sento che parte del mio ruolo sia quello di creare cose meravigliose e darle in pasto al mondo, rendendolo un luogo un pochino migliore, anche se in piccola parte. La gioia di creare mi influenza a sua volta. Sono felice di quello che faccio e questo mi stampa sul volto un grande sorriso.

Quando ti alzi al mattino, cosa ritieni più importante fra essere ispirata o essere d’ispirazione per gli altri?

A dire il vero sono entrambi fattori importanti, ma se dovessi sceglierne uno, direi “ispirare gli altri”. Non trovo difficile trovare l’ispirazione quando sono in vena creativa, ma essere un punto di riferimento per gli altri e arrivare a toccare la loro anima attraverso il mio lavoro è certamente più difficoltoso. Non esiste un modo attraverso il quale si possa forzare questo processo. Quando ricevo email da persone che mi comunicano quanto io le abbia ispirate, quanto amino il mio lavoro, oppure come uno dei miei lavori sia utilizzato come sfondo per mesi sui loro cellulari – beh, questa è la linfa della mia motivazione. Qui risiede anche la ragione in virtù della quale faccio quello che faccio. Quando un cliente mi dice che la sua attività ha un maggiore successo grazie al logo o al sito che ho costruito per lui, mi sento come se non esistesse una migliore sensazione al mondo. Significa trovare il modo per raggiungere il mondo esterno, incidendo in modo limitato ma significativo nella vita delle persone, a modo mio.

Diciamolo: la creatività è un ponte. La comunicazione può smantellare barriere e trasformare la nostra vita in una magia quotidiana. Hai un rituale creativo, qualcosa da condividere con i nostri lettori?

Sono una scrittrice ossessiva di liste. Quando dico ossessiva intendo con la O maiuscola. Adoro le liste. Mi aiutano a stare “sul pezzo”, mantenere l’organizzazione e una traccia della mia produttività quotidiana. Sono una persona particolarmente rilassata, ben disposta verso gli altri e tollerante verso gli imprevisti. Forse è per questo che nessuno potrebbe sospettare questa mia anima iper organizzata. Quando si tratta di professionalità, so essere estremamente severa con me stessa.

Hai mai paura di esaurire la tua vena creativa? In questo caso, come ricarichi le batterie?

Penso che possa decisamente accadere. Un giorno ti trovi stremato da un progetto, con le energie a terra. È successo anche a me, sicuramente più di una volta. Quando è così, cerco di lavorare su qualcosa di completamente diverso per un po’. I creativi prendono il loro lavoro con una tale serietà che, in queste situazioni, non riescono a pensare al lato positivo: l’atteggiamento più pericoloso e controproducente che si possa tenere a quel punto è sforzarsi di “essere creativi”. Sei troppo occupato ad agitarti e a chiederti che cosa sta succedendo per uscirne vincitore. Quando succede a me, cerco ispirazione da artisti appartenenti a discipline diverse on-line, vado a fare una passeggiata, mi riconnetto con la realtà. Torno al mio progetto con una motivazione del tutto rinfrescata e una concentrazione nuova.

La classica domanda che ti viene rivolta durante le interviste (e che ti fa venire voglia di non averla rilasciata). Non puoi citare le mie domande, ovviamente.

(Ride). Onestamente, la domanda più basica che mi viene rivolta solitamente è “come fai a farlo?”. Non è che la domanda sia banale in sé, ma mi fa sentire inadeguata perché non riesco mai a rispondere. Arrangio un possibilista “non so, lo faccio e basta. Praticamente, succede”. A volte sono io stessa, alla fine di un lavoro, a guardarlo e a chiedermi “ma come ho fatto a farlo?”. L’arte e il design sono come le “magie” di un prestigiatore: affascinanti e apparentemente impossibili da replicare almeno che tu non conosca il segreto che sostiene l’illusione.

La tua più grande soddisfazione quotidiana.

Dovendo sceglierne una, direi la produttività. Sono una persona che auto-alimenta il suo entusiasmo e niente mi rovina la giornata più della sensazione di avere le ruote che girano a vuoto. Inizio a lavorare appena mi sveglio e se alla sera riesco a fare molti progressi su “pezzi” diversi, sento di aver dato un senso alla mia giornata.

Tempo di citare chi ti ha permesso di crescere in ambito creativo.

Sono cresciuta come una figlia unica, essendo le mie due sorelle più grandi molto più grandi di me e già fuori casa quando avevo 3 anni. Come risultato, ho trascorso molto tempo, da bambina, cercando modi di intrattenermi da sola. I miei genitori mi hanno regalato qualsiasi tipo di kit artistico, cose da creare e costruire. Questi giochi erano i miei preferiti: ho sempre messo tanta passione nel fare e credo che i miei genitori siano stati determinanti nell’alimentare la mia inclinazione, incoraggiandomi a disegnare e colorare, apprezzando quello che facevo e fornendomi materiali diversi per fare dei progressi. Mia madre ha ancora appeso, in una cornice, un acquerello dipinto quando avevo 3 anni, raffigurante un cavallo e un arcobaleno.

Questo sì che è supporto! Parliamo dell’ambiente di lavoro. Preferisci un luogo libero da distrazioni, quasi asettico, oppure un luogo colorato e rumoroso?

Decisamente “pulito”. Nel disordine mi sento sopraffatta. Prima di lasciare il mio studio, organizzo le cose per il giorno successivo, sistemo e preparo tutto al meglio. Una macchia di vernice qua e là offre sicuramente la sensazione di un ambiente creativo e stimolante, ma cerco comunque di lavorare in un clima consono e organizzato.

Gran finale. Il lato oscuro della creatività: quello che nessuno indovinerebbe mai.

Il lato oscuro del creare in generale è anche una delle gioie più grandi: si tratta del suo carattere estremamente intimo e personale. Proviene dall’interno, quindi ti metti in discussione a prescindere. Quando qualcosa non funziona, non dubiti soltanto della tua creazione, ma più in generale delle tue abilità. Non c’è nessuno da incolpare, sai che si tratta di una tua responsabilità. Non si può insegnare l’essere artisti, perché è un percorso di prove ed errori, progetti e molta pratica. I professori ti insegnano le basi, ti offrono gli strumenti e ti regalano lo stimolo per scegliere le tue sfide, ma rimane una tua scelta decidere se imparare o meno da queste. Non esiste una definizione univoca di “buon” design, si tratta di qualcosa di estremamente soggettivo e basato sull’intuizione. Non esiste una regola chiara che ti dica: “combina questi due caratteri in questa circostanza” oppure “una fotografia desaturata sarà un pezzo di successo”. Quando ti sembra di non riuscire a trovare una soluzione di successo nella comunicazione visiva, il mio suggerimento è di coltivare quel dubbio e trasformarlo in una motivazione che ti induca a praticare di più, guardare oltre, fare meglio ed essere meglio. La paura del fallimento creativo a volte è la spinta migliore che un artista possa avere.

Il portfolio di Katie Dobson è visibile sul sito www.dobs-studio.com

Viviana Giovannini Leveghi

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