Kylie Sinner è una ragazza di Miami, ha venti anni, e per quanto questo profilo possa essere quello di una normale teenager della East Coast americana, in questo caso non è così, essendo un’attrice hard famosa in tutto il mondo.

La Sinner oltre per essere una pornoattrice, è diventata famosa per un’altra ragione: è l’unica pornoattrice vergine, questo a causa di una patologia psicosomatica che la affligge, il “vaginismo”. Questa particolare patologia provoca un involontario irrigidimento dei muscoli vaginali, precludendole qualunque tipo di rapporto sessuale tradizionale, “costringendola” ad abbracciare altre “categorie” come quella del sesso anale e della fellatio.

Scelta che l’ha portata a scalare le vette della popolarità nel mondo pornografico, mondo che ogni giorno di più raccoglie nuovi adepti e che grazie anche allo sviluppo di internet e delle nuove tecnologie non solo ha ampliato le potenzialità di contatto, ma ha nell’ossequio del principio della “parità di genere”, varcato il confine dell’universo maschile. Infatti, sono sempre di più le donne che ammettono l’utilizzo di materiale pornografico.

La pornografia è oggigiorno un business in continua espansione, oltre allo sviluppo tecnologico, c’è stata una radicale apertura di vedute dell’opinione pubblica che, (ormai abituata a considerare il sesso in tutte le sue forme), non la vede più come un tabù dal quale nascondersi, ma quasi come un vero e proprio prodotto di consumo.

Kylie si dichiara una ragazza normale (a scuola era pure considerata una “secchiona”), combattuta tra il desiderio di esibizionismo e quello di voler rimanere illibata fino all’ incontro con il “principe azzurro”. Ha dichiarato inoltre che a causa di questo problema ha dovuto rinunciare alle esperienze proprie dell’età adolescenziale, ben conscia dell’impossibilità ad avere rapporti vaginali, facendo di necessità “virtù” (in questo caso è d’obbligo virgolettarlo) e diventando una star dell’anal.

Filosoficamente parlando ci troviamo di fronte ad una evidente contraddizione tipica della generazione giovanile odierna che ha un po’ perso il senso dell’orientamento, la pornostar che aspetta la persona giusta per perdere la verginità come la più classica delle “brave ragazze”, sembra una storia sulla quale ci si potrebbe girare un Bmovie americano.

Questo fatto ci può però far riflettere sulla figura di queste ragazze, che in breve tempo diventano icone per milioni di “turgidi” internauti che le idolatrano, con altrettanti milioni che invece le demonizzano, dimenticandosi purtroppo che sempre di giovani donne si tratta, ragazze con sogni e aspirazioni più o meno nobili come le loro coetanee, con la differenza che loro passano direttamente dai banchi di scuola ai set dei film a “luci rosse”.

Immaginando per un secondo queste, come semplici attrici, artiste nel loro campo, non sarebbe così strano trovarne qualcuna con valori tradizionali, come quello della castità.

Probabilmente quello del desiderio di purezza è solo una trovata pubblicitaria per accrescere la popolarità della Sinner, così non fosse, sarebbe un buon punto di partenza per iniziare un processo di umanizzazione di questi “artisti”, non considerandoli più come demoni del sesso, ma come semplici ragazzi con la voglia di mettersi in mostra e diventare famosi in un mondo in continua espansione come quello dell’industria pornografica.

Nello specifico Kylie Sinner ha ammesso di essere in cura presso un ginecologo per cercare di risolvere questo suo problema, resta da vedere se una volta risolto continuerà su questa linea della castità, oppure si dedicherà a pieno regime nel mondo pornografico, rinunciando alla particolarità che l’ha resa famosa.

Carlo Alberto Ribaudo

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