La cultura di destra tenta un rassemblement. I leaderini frenano

Marina Simeone, figlia  dell’ideatore del Campo Hobbit, lancia il progetto per confederare le associazioni culturali di ogni tipo che si collocano nell’area di destra. Un centinaio, solo per iniziare (e il numero sorprenderà buona parte dei politici di area che ignorano qualsiasi associazione di questo tipo). Ma ad iniziare sono subito le polemiche. Il tal gruppo non aderirà, l’associazione X non partecipa se c’è la presenza di Y e così via. Eppure l’idea non è di unire o di inglobare. Ciascuno manterrà la propria identità, la propria originalità (qualora ce l’abbia) e, soprattutto, i propri dirigenti che è poi la questione fondamentale per molti gruppi.

Un progetto di buon senso si scontra con la faziosità di molti, con la piccineria di sedicenti leader, di aspiranti ducetti che preferiscono guidare micro associazioni di nessun peso piuttosto di collaborare con altri. Collaborare, non confluire. Collaborare significa aver la possibilità di far circolare libri e dischi al di fuori della realtà di una sede  poco frequentata. Significa inventare un circuito di presentazioni teatrali o garantire un pubblico nazionale ad un eventuale cortometraggio non allineato. Macché, meglio non far nulla piuttosto di dover salutare uno di un’altra associazione. Eppure questo è il mondo politico che vorrebbe andare a governare l’Italia. Il mondo politico che ha offerto l’ennesima prova di capacità e correttezza nella nomina dei nuovi consiglieri della ricca e inutile Fondazione An. Spartizione delle cariche, alleanze trasversali pur di vincere la battaglia interna, il nulla cosmico per quanto riguarda le iniziative. Al di là di sostenere esclusivamente gli amici degli amici in progetti di infima qualità. Ma questi signori vorrebbero governare il Paese. E non sono neppure peggiori di quella base che, ha sottolineato Gabriele Adinolfi, non si degna di ricordare l’assassinio di Mangiameli perché la vittima non faceva parte dell’ambiente romano e non era sostenuto da nessuno dei vip dell’area. Forse, prima di pensare alla guida dell’Italia, bisognerebbe pensare a ripulire una fogna romana da cui provengono solo miasmi che asfissiano tutta un’area e tutto un Paese.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 380 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

Commenta per primo

Lascia un commento