La destra che non c’è, nell’ironia di Luigi Iannone

“Questo Paese è stato governato per lungo tempo da una classe dirigente di Destra, accorta, colta, lungimirante, di assoluto livello. Sono stato proprio fortunato. Stasera mi godrò un documentario su Celine e domani uno su Musil; dopodomani uno su Pessoa. Lunedì, un talk show con ospiti degli irregolari come Massimo Fini, Alain de Benoist e Michel Houellebecq. Mercoledì potrò scegliere tra un’intervista a Roger Scruton, una fiction sulla vita di Ezra Pound ed una sui legionari di Fiume. Sono stato fortunato a vivere gli anni della Destra di governo”. Sceglie l’ironia Luigi Iannone, giornalista e scrittore, nel suo “L’ubbidiente democratico “ pubblicato da Idrovolante Edizioni. E ha ragione. Inutile farsi il sangue amaro ripensando agli amanti di nani e ballerine, ai rassegnati non disturbatori della cultura sinistra che ha potuto imperversare anche negli anni della destra di governo proprio grazie agli ignoranti che governavano. Piccoli uomini, come li potrebbe definire la moglie di Totti. Piccoli uomini politici e piccoli uomini della società civile. Come quelli che, adesso, gestiscono piccoli fogli quotidiani della sedicente informazione di destra e si dimenticano per mesi di pagare gli stipendi ai propri giornalisti (ovvio che non ci si riferisca al nuovo quotidiano di Belpietro, sperando che si differenzi da alcuni suoi competitori). Una destra che non è neppure in grado di rispettare questi minimi livelli di correttezza e di onestà nei confronti di chi lavora, è giusto che sparisca. È giusto che chiudano giornali utili solo a vellicare la voglia di protagonismo di editori di nessuna capacità. Il problema è cosa resterà dopo. Il nulla. Ma è identico a ciò che c’è adesso. E le fughe in avanti alla disperata ricerca dei moderati spariti non serviranno a niente. I moderati italiani guardavano con speranza a Ciudadanos, la nuova formazione politica moderata spagnola. Che si è rivelata, italianamente, l’ennesimo fuoco di paglia. Perché, proprio come i moderati italiani, priva di sostanza, di idee, di proposte.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".