LA LETTURA E’ DONNA

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Se la lettura è sinonimo di cultura gli Italiani non sono un popolo molto colto: l’ISTAT rivela che nel 2012 solo il 46% della popolazione dichiara di aver letto almeno un libro nel tempo libero nell’arco di un anno. Significa che meno della metà degli Italiani rientrano nella cosiddetta categoria dei lettori deboli; cifre ancora più sconcertanti si riferiscono invece ai lettori forti: la percentuale di persone che leggono almeno 12 libri in un anno ammonta al 14,5%. Dunque sono questi gli Italiani che si dedicano alla cultura nel tempo libero?

Approfondendo ancor più la questione si può notare che la maggioranza dei lettori sono donne: sempre l’ISTAT afferma che il 51,6% dei lettori sono del sesso femminile, mentre i maschi che leggono abitualmente si limitano al 38,5%. Conclusa questa carrellata di gelidi dati si può riflettere sul perché nel nostro Paese le donne si dimostrano più interessate alla lettura. Analizzando la natura generica dei sessi, si può constatare che nelle donne la sfera emotiva è più sviluppata rispetto all’uomo, tendenzialmente più razionale e riflessivo. Dunque è plausibile che la donna sia più affascinata dalla lettura in quanto tende di più a farsi coinvolgere emotivamente dalla storia narrata. Se ciò fosse vero, le donne dovrebbero prevalere anche tra gli appassionati d’arte o di musica.

E se invece a spingere le donne alla lettura forte siano i tanti secoli di interdizione alla cultura? Per secoli alle donne non è stato permesso studiare o scrivere, e le prime donne che pubblicarono un libro furono costrette a farlo con la copertura di uno pseudonimo maschile.

Non si può parlare di tempo libero senza considerare anche il lavoro, o la professione: è ben noto che da questa gli uomini sono ossessionati, mentre le donne, che tendono a spartire più equamente le ore della giornata tra tempo libero e doveri, trovano il tempo di stare con le amiche, praticare sport, e leggere.

E se quest’avida sete di libri fosse il silenzioso preludio ad una rivoluzione? Se le donne sentissero, nel loro subconscio, la necessità di recuperare quegli anni in cui era loro vietato studiare ed acculturarsi? Qui non si vuole fare un’indagine se la donna è diventata o meno il sesso forte, poiché è verosimile che il successo di una persona dipende quasi esclusivamente dalla sua personalità e dalle sue capacità, ma è d’obbligo esaminare i dati oggettivi forniti dalle percentuali riportate sopra: le donne leggono di più, e perciò sono più propense ad ampliare la propria cultura rispetto all’uomo. Non si tratta di competizione tra sessi, ma non si può fingere di ignorare che se solo una parte della popolazione prova interesse per la cultura l’intero Paese ne risente, e di questo siamo tutti responsabili.

Luca Dalle Mese

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