Mercoledì 21 giugno è arrivato il momento, per i liceali dell’ultimo anno, di cimentarsi nella Prima Prova della tanto attesa Maturità che quest’anno presentava come autore Caproni. Una scelta che ha diviso la popolazione: c’è chi si è dichiarato favorevole e chi contrario alla traccia proposta dal Ministero dell’Istruzione. I primi hanno intrattenuto il web sostenendo di essere grandi amanti del poeta livornese, pubblicando diversi versi a lui attribuiti, gli altri, invece, si sono dilettati in una serie di battute spiritose e talvolta offensive.

Nasce spontanea una questione: il gioco ne vale la candela? Esiste un equilibrio che metta sullo stesso piano la difficoltà della prova proposta con la validità reale della prova di Maturità? Di fatto, come è emerso nelle numerose polemiche dei mesi scorsi, l’Esame di Stato ha perso la sua consistenza: il voto finale non è discriminante né nel mondo del lavoro, né nelle università, infatti per accedere alla maggior parte delle accademie italiane è necessario ‘solo’ superare il test di ingresso (qualora ci fosse). Quello che stupisce ancora di più, però, è che è possibile iscriversi ai test ancora prima della fine dell’anno scolastico: questo certamente è un bene perché permette agli studenti di non perdere l’anno scolastico, ma svalorizza la prova di Maturità, che resta una solo una formalità. I piatti della bilancia, quindi, non sembrano essere in equilibrio tra di loro.

Un altro quesito che si fa spazio in queste ore riguarda la scelta della poesia di Caproni. Chi è esattamente? Nell’ambiente accademico delle facoltà di Lettere è un poeta che facilmente viene studiato e apprezzato, tuttavia è solo tra le mura delle accademie che è data la possibilità di conoscere autori considerati, dai più, minori. Non è così. Se poeti come Caproni, Luzi, Sereni non hanno avuto la stessa ‘fortuna scolastica’ di Montale, non significa che non siano altrettanto importanti o che il loro lavoro valga meno di altri poeti novecenteschi. A tale proposito si può individuare un grave problema che attanaglia la scuola italiana: non è data la possibilità ai pochi insegnanti con passione di cimentarsi nella lettura di testi contemporanei, di autori che magari sono ancora in vita. Il programma ministeriale non permette, come tempistiche, di affrontare poeti come De Angelis, Pusterla, Magrelli, quindi la contemporaneità non è, in nessun modo, valorizzata. Questo comporta quella che può essere definita “categorizzazione dei poeti”: quelli su cui vertono le interrogazioni, vengono classificati come veri-poeti, mentre quelli a cui non si lascia spazio sulle antologie scolastiche, sono considerati poeti meno significativi. È certamente vero che la lingua italiana, come tale, ha delle fondamenta indiscutibili, ma sarebbe giusto dare alito alla lingua e mostrare come questa si è evoluta e si sta evolvendo anche e soprattutto con il contributo di autori “di calibro minore”.  Il messaggio sbagliato che la scuola italiana fa trasparire, quindi, è la discriminazione autoriale. Non c’è da meravigliarsi se lo stupore, di fronte alla scelta ministeriale di Giorgio Caproni (evento simile a quello del 2013, quando per l’analisi del testo era stato scelto Claudio Magris), è tanto.

Francesca Masin