Degrelle e il populismo quale strumento per elevare l’anima umana

Viaggio nelle parole e nel pensiero di Léon Degrelle, intellettuale e combattente della destra europea

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Vi è poco da negare sul fatto che il pensiero di Leon Degrelle non sia ancora attuale. All’interno di uno dei suoi scritti più pregni di significato, Les Ames qui brûlent, Degrelle ha posto molte delle questioni alla base della sua filosofia politica. Parole che non solo dovrebbero porre un freno a chi parla di ignoranza del fascismo o di altri movimenti di Destra, ma sarebbero anche da rileggere in chiave contemporanea. Ci si troverebbe un’eccezionale attualità.

Si prenda ad esempio questo spunto: “Ogni giorno il mondo è più egoista e più brutale. Ci si odia tra uomini, tra classi, tra popoli, perché tutti si accaniscono alla ricerca di beni materiali il cui possesso furtivo rivela il nulla“.

Come non rivedere in questo estratto la folle pulsione materialistica della nostra società, in cui tutto, persino un telefono cellulare, comporta un cambiamento dello status symbol. Un mondo in cui non conta ciò che hai dentro, ma come lo confezioni. Dando vita a miliardi di fenomeni di massa, dalla musica alla lettura – letteratura sarebbe troppo – che durano giusto il tempo di un click, prima di lasciare il posto a un nuovo tormentone.

Un mondo egoista, sì, perché solo così può essere chiamato un pianeta dove nessuno interviene mentre un ragazzo viene massacrato a calci e pugni. Dove non si combatte perché si metta in condizione i giovani di avere una famiglia, ma per il diritto di non far nascere un bambino. Dove si preferisce far morire un bambino gravemente malato che cercare di salvarlo.

Non si è sulla terra per magiare in orario, dormire a tempo opportuno, vivere cent’anni ed oltre. Tutto questo è vano e sciocco. Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, servire gli altri, spargere attorno a sé felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’un l’altro. Compiuti questi doveri, che significato ha morire a trenta o a cento anni?“.

Ecco il senso della civiltà di Degrelle: una società dove l’interesse non sia egoisticamente rivolto verso se stessi, ma verso la comunità, senza sfociare nel più mero e acritico comunismo. Riprendendo la filosofia platonica, per cui il bene per sé è il bene della comunità.

Secondo il filosofo greco per fare il bene degli altri bisognava però attuare una catarsi. Occuparsi di migliorare se stessi, al fine di dedicarsi al bene degli altri. Ecco invece l’intuizione tutta nuova di Degrelle: “Noi usciremo fuori da questo decadimento solo attraverso un’immensa rettificazione morale, insegnando di nuovo agli uomini ad amare, a sacrificarsi, a vivere, a lottare e a morire per un ideale superiore. In un secolo in cui si vive soltanto per sé, occorrerà che migliaia di uomini non vivano più per se stessi ma per un ideale comune, disposti sin dall’inizio a sostenere per esso tutti i sacrifici, tutte le umiliazioni, tutti gli eroismi“.

L’ideale, dunque, il bene della comunità, è principio e motore di tutto. Non il successo politico o la manciata in più o in meno di likes tanto cari a blogger e personaggi di questa epoca. L’esempio da cui la società dovrebbe prendere spunto dovrebbe essere quello dei 300 spartani a difesa della loro civiltà. Quella greca, che mal li sopportava ma per la quale non hanno esitato a dare la vita, in nome di un bene superiore.

Per concludere con le più celebri parole di Degrelle: “La materia, sola a sé stessa, o muore o si suicida; solo l’ideale ha una valenza eterna“. Così come chi non si è piegato a Serse, quasi 2500 anni fa, difendendo le porte di quella cultura che oggi sembra essersi dispersa tra un mug e un mucchietto di gessetti colorati.

 

Chi era Léon Degrelle? E’ stato uno dei principali protagonisti del fascismo in Belgio nonché combattente nel contingente vallone delle SS. Degrelle non “nasce” fascista – o più correttamente nazionalsocialista – ma nazionalista di ispirazione cattolica.

Nel 1935, fonda il Partito Rexista: l’ideologia del partito è sia anticapitalista che anticomunista, puntando piuttosto il dito contro la corruzione della politica e il fallimento della democrazia. Per poter dunque risollevare la morale della società, secondo i rexisti, bisognava seguire la via del cattolicesimo e istituire una società fortemente corporativistica.

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