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Il marchio Lamborghini, così come altri molti marchi italiani, si sa: è carico di storia e fama internazionale. Considerazione che, a cinquant’anni dalla nascita del noto brand automobilistico – e non solo – ha visto maturare una forte reputazione a livello di “brand identity” e di “brand reputation”.

Oggi, così come non era propriamente cinquant’anni fa, questi due termini hanno sovvertito il modo di fare comunicazione e di narrare. La storia aziendale, così come la conosciamo, diventa carica di emozioni che nel tempo si sussegue, attraverso le varie epoche, anche grazie all’uso sempre più attuale dell’Heritage marketing e dei musei d’azienda. Famosa in questo senso è la Ferrari, storico “cavallino rampante” con sede a Maranello già nel 1947, prim’ancora che la Lamborghini nascesse, da quell’incubatore che la vedeva relegata alla produzione di trattori caldaie e condizionatori, e diventasse la storica rivale della “rossa”.

Dopotutto, così come dichiarò lo stesso fondatore del cavallino Enzo Ferrari, “Lamborghini sarà anche capace di guidare un trattore ma non saprà mai come portare una Ferrari”. Affermazione questa, che diede vita a un confronto arrivato fino ai giorni nostri e che, mito o realtà, ha contribuito a creare uno dei mercati automobilistici più virtuosi a livello italiano mondiale. Secondo quanto è emerso da uno studio sui brand più influenti a livello planetario, il solo marchio Ferrari nel 2014 era considerato “il marchio più forte del mondo”, così come stabilito dal “The brand Finance Global 500”, con Lamborghini in rapida ascesa.

La storia, affascinante e ricca di alti valori simbolici e competizione, ha fatto, dell’originario marchio Lamborghini Trattori, ceduto nel 1971 ad un altro gruppo industriale specializzato nel settore delle automobili, un contendente perfetto nel mercato automobilistico internazionale: un’azienda sostanzialmente produttrice di automobili di lusso, per un target d’élite. Qualcosa che equiparasse la Ferrari, senza però copiarla, che fosse “perfetta anche se non particolarmente rivoluzionaria” così come dichiarò il fondatore.

Fare della Lamborghini un marchio industriale per milionari, così com’è oggi, vuol dire fare un salto indietro nel tempo; a quando la “Automobili Ferruccio Lamborghini SpA” fu fondata nello stabilimento a Sant’Agata Bolognese, in terra emiliana, il 7 maggio 1963. In quegli anni maturò un forte senso di appartenenza e di fedeltà al brand, da parte dei dipendenti così come degli acquirenti che ne alimentarono gli acquisti.

Il prosperare dell’azienda a nome Ferruccio Lamborghini avvenne prima con i modelli 350 GT e poi con la 400 GT, almeno fino ai primi anni settanta quando lo stesso fondatore abbandonò l’azienda nel 1972 cedendo la maggioranza azionaria all’imprenditore svizzero George – Henry. Dopo un periodo di estrema crisi, data dalla contrazione del mercato automobilistico e del petrolio, l’azienda fu spinta verso il versante tedesco: prima verso il noto marchio BMW e poi Audi, nel 1998, e solo recentemente verso la Volkswagen. Un “matrimonio felice, tra l’efficienza tedesca e la creatività italiana, in grado di partorire una supercar per i 50 anni della casa”.

Ma per arrivare a questi risultati bisogna considerare l’evoluzione che il brand ha maturato nel corso dei suoi attuali 53 anni di storia. Un percorso combattuto, travagliato, con numerose crisi ma che alla fine ha saputo incanalare la giusta via – con l’aiuto di qualche finanziatore estero.

Dall’ideazione di trattori, condizionatori e caldaie, Lamborghini – che non è solo “automobili” – sembra averne fatta di strada, raggiungendo oggi quella fama che la contrassegna a livello internazionale. Forse anche per via della contesa con la scuderia Ferrari, il marchio vide una trasformazione strabiliante. Il Toro, segno zodiacale del fondatore e simbolo di aggressività, in posizione di combattimento all’interno di uno scudo rosso – cosa che alimentò, così come si legge sul sito del museo del marchio italiano, ancor più la rivalità con la Ferrari – fu poi sottoposto a operazioni di restyling, tornando a far parlare di sé.

Dopotutto Lamborghini, così come la sua leggenda, difficilmente potrà far smettere di far parlare di sé. L’appeal che il marchio trasmette, qualunque prodotto esso rappresenti attraverso quel Toro corpulento, è divenuto simbolo di un “Made in Italy” che non teme nessuno. Perché “esclusività Ferrari” e “unicità Lamborghini” non sono solo termini ribaditi dai fondatori, ma veri e propri segni distintivi, così come i loro brand.

Dopotutto “A noi piace la competizione, a noi piace la sfida perché siamo sicuri di vincerla”. Lo diceva Montezemolo, lo ribadisce l’Italia.

di Giuseppe Papalia

[Photocredit: Corriere.it]

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