Mari mondiali: in Italia le spiagge meno inquinate

In Italia si trovano le spiagge meno inquinate, mentre nei paesi in via di sviluppo i turisti danneggiano mari e coste con rifiuti e plastica. Si può riassumere questo dagli ultimi rapporti sull’emergenza ambientale mondiale, come testimoniano le continue denunce da parte delle associazioni e organizzazioni internazionali ambientaliste come Greenpeace e WWF.

Secondo gli ultimi dati statistici, l’Italia sta tornando di moda come meta estiva, ma sono ancora molti gli italiani che optano per una destinazione esotica extraeuropea. Oltre al danno economico ingente per il Bel Paese, solo in parte arginato dall’ondata di turisti stranieri in arrivo sulle coste italiane, i viaggiatori che optano per altre spiagge ed altri mari non si rendono conto della bomba ecologica che si nasconde sotto (e sopra) i fondali esteri. Nella classifica delle spiagge più inquinate al mondo compaiono alcune mete fortemente turistiche.

Basti pensare ad esempio alla celeberrima Playa Montesinos a Santo Domingo. La meta turistica è entrata nell’occhio del ciclone a causa dell’ingente numero di rifiuti nelle proprie acque: un’ondata di spazzatura nient’affatto invitante, che costringe a riflettere su come l’uomo stia distruggendo il proprio pianeta.

Si pensi anche alle costa messicane e cubane, inquinate da fertilizzanti utilizzati in agricoltura in numerosi stati americani che vengono riversati in questo tratto di mare dal fiume Mississippi. Oppure gli Atlantic Garbage Patches, grandi agglomerati di rifiuti, perlopiù plastiche, che si concentrano nel paradisiaco Oceano Atlantico. Senza parlare di Cina, Indonesia e Giappone, mete turistiche d’Oriente, invase da rifiuti industriali come in Occidente, se non di più.

Malgrado la canzone Nero Bali (di Elodie ft. Michele Bravi & Gue Pequeno) quest’estate proponga Bali come alternativa al vedere nero, la spiaggia indiana vede solo rifiuti, grazie ai materiali di scarto riversati sulla frequentatissima Seminyak Beach. E che dire delle spiagge da surfisti della California, de-cantata dai big della musica mondiale come Led Zeppelin, Lenny Kravitz, Rihanna, Katy Perry, U2 fino all’italianissima Gianna Nannini? Anche queste coste sono state distrutte dai turisti, tanto che i maghi della tavola sono stati più volte colpiti da malore.

Infine, il primo posto è assegnato a Port Phillip Bay in Australia, dove la natura incontaminata e venerata dagli aborigeni è stata sostituita da una spiaggia chiusa dal 2005, a causa di siringhe e cocci di vetro misti alla sabbia finissima. Un pericolo incombente, arduo da ripulire: per questo si è preferito annullare alcun tipo di manifestazione sulla costa.

Questa è solo una carrellata di ciò che i mari mondiali offrono ai turisti assieme ai conti salatissimi per viaggio ed alloggio. Una barzelletta che acquista maggior ironia dal fatto che in Italia sono state conferite ben 368 Bandiere blu, raggiungendo il 10 % del totale mondiale. Un paradiso in giardino, si potrebbe dire, che forse non è del tutto incontaminato ma è caratterizzato da un controllo costante e un occhio di riguardo per la tutela ambientale, grazie anche a moltissimi volontari impegnati nella pulizia delle spiagge. Infatti, il riconoscimento viene assegnato in base a 32 parametri, ambientali e “umani”, come la pulizia e balneabilità delle acque, la raccolta di rifiuti, la depurazione delle acque reflue e la presenza di servizi di salvataggio, di strutture accessibili anche a portatori di handicap, di piste ciclabili e di aree pedonali.

Tuttavia, bisogna ricordare che in tutto il mondo i primi ad inquinare sono proprio i turisti, ancor prima delle multinazionali. All’incirca 9 tra le 15 spiagge più inquinate al mondo sono tali a causa dell’ondata di spiaggianti, i quali se ne vanno senza badare a ciò che hanno lasciato – e in alcuni casi fanno i propri bisogni in mare, infettando l’acqua con batteri fecali pericolosissimi. La plastica provoca il danno maggiore, come si legge nel rapporto The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics, realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation, secondo il quale tra 35 anni gli oceani potrebbero contenere più bottiglie di plastica che pesci.

Per questi motivi il consiglio si può attingere dalla discografia della mitica Mina: Per quest’anno non cambiare / stessa spiaggia stesso mare. Magari senza plastica nella borsa.

A cura di Silvia Vazzana

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Informazioni su Silvia Vazzana 39 Articoli
È nata nel 1997 a Reggio Calabria, ma da sempre vive a Trento. Sta per laurearsi in Studi Storici e Filologico-Letterari (carriera tipo Lettere Moderne); nel mentre, studia comunicazione multimediale e mette in pratica i suoi approfondimenti con passione. Credente. Il suo blog di scrittura creativa è Compagna di Viaggio (https://compagnadiviaggio.blogspot.it/), con l’obiettivo di aprire gli occhi anche sulla narrativa, attraverso risate e riflessioni. Si prende poco sul serio.