E’ MORTO RENÉ BURRI, IL FOTOGRAFO CHE IMMORTALO’ CHE GUEVARA

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Il 20 Ottobre, in seguito ad una lunga malattia, si è spento uno fra i più grandi fotografi nati nel  secolo scorso, René Burri.  A comunicare la notizia è Martin Parr, presidente della Magnum Photos, l’agenzia fotografica che per prima seppe cogliere le straordinarie doti artistiche del fotografo, che nel 1959 ne entrò a far parte con un reportage sulle condizioni dei bambini sordomuti, all’età di 26 anni. È  così che ha  inizio la straordinaria esperienza di quest’uomo, che attraverso i suoi scatti ha saputo raccontare guerre tragiche come quelle della Corea e del Vietnam, crisi come quella cubana, ma anche stralci di società in evoluzione, come quella cinese degli anni Cinquanta e ritratti indimenticabili divenuti icone di questo secolo.

In questo senso lo scatto forse più famoso è quello del 1963 che ritrae il rivoluzionario Ernesto Che Guevara mentre accende un sigaro, a pochi mesi dalla conclusione della crisi missilistica che ha coinvolto Cuba  e gli Stati Uniti d’America; si tratta di un ritratto celebre, che ancora oggi rappresenta l’icona per eccellenza del rivoluzionario per ogni generazione. Questo scatto si  accompagna ad innumerevoli altri che nascono dalla voglia di Burri di conoscere artisti, attori, personaggi di grande rilievo pubblico, le cui azioni portano il fotografo a ricercarli per poterli immortalare.

Picasso
Picasso

È questo il caso di un grande artista quale Picasso, per il quale René Burri giunse a Nîmes, per poi scoprire di esser nel suo stesso albergo, regalandoci così alcuni fra i più bei scatti dell’artista spagnolo. Oltre ad altri artisti come Giacometti e Le Corbusier, Burri è anche il fotografo di grandi miti del cinema (un’ulteriore sua passione), come Ingrid Bergmann, Gina Lollobrigida, ed Ursula Andres. Proprio grazie a questi e ad altri innumerevoli lavori nel 1991 venne nominato Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dallo Stato Francese, dopo esser divenuto presidente della Magnum Photos nel 1982.

Quello che Burri desiderava mostrare attraverso la sua fotografia, ciò a cui aspirava è lui stesso a dircelo, in un’intervista al giornale svizzero “Azione”:  “La fotografia ha qualcosa di unico rispetto agli altri media: fermare nel tempo, renderlo eterno, un istante della vita che non ritornerà mai più, sia esso importante storicamente culturalmente o politicamente. Questo è ciò che andavo cercando” . Questo artista ci lascia in eredità non solo un numero impressionante di scatti, circa 30000, ma anche un nuovo modo di intendere la fotografia, una visione della vita che molti critici han colto attraverso le sue fotografie, nelle quali i volti umani, i paesaggi ed in generale ogni suo soggetto,  lasciano sempre spazio alla speranza che possa esistere un mondo più umano.

Sara Carlessi

[credit foto artribune.com]

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