MUCH LOVED, AMICI IMBRUTTITI DAL TROPPO AMORE

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A volte per trovare la propria storia non occorre scavare in un sito archeologico. A volte questa storia preziosa ha un naso rotto, un orecchio staccato, degli strappi. Il fotografo Mark Nixon ha pensato a quanta vita sia rimasta incastrata fra passato e il presente di amici senza tempo, affezionati di tutte le sfumature del “diventare grandi”. I bambini hanno quasi sempre un peluche preferito, con il quale arrivano a instaurare un vero e proprio legame emotivo. In psicologia esiste una spiegazione per questo comportamento: l’orsetto preferito prende il nome decisamente meno coccoloso di “oggetto transizionale”, termine introdotto per la prima volta dall’inglese Donald Winnicott con il quale si descrive una fase particolare di riconoscimento di sé durante la crescita. Il bambino infatti, attraverso il peluche, scopre l’esistenza di qualcosa al di fuori di se stesso. Questo oggetto inanimato sostituisce il calore materno, per esempio, nei momenti che precedono il sonno.

Sarebbe un peccato, comunque, ridurre il progetto di Mark Nixon all’applicazione di una teoria. Ci sono cose che rischiano di essere banalizzate tanto più si cerca di approfondirle. Much Loved è una di queste. La prima domanda che sorge vedendo questa galleria di tessuti squarciati è “quanto”. Quanto sono stati abbracciati? Quante lacrime hanno consolato? Quante notti hanno vegliato? Quante volte sono stati strattonati, nascosti o persi? La risposta è tanto (much). Il fotografo di Dublino ha osservato l’amore senza riserve che suo figlio Calum concede ogni giorno al suo pelouche Peter Rabbit, atteggiamento che gli ha ricordato il suo stesso attaccamento a un peluche durante la sua infanzia. L’idea di organizzare un Teddy Day nel suo studio è arrivata subito dopo: una convocazione in piena regola di famiglie, bambini e orsacchiotti al seguito.

Diverse le storie raccontate, diversi i sentimenti, uguale l’intensità. Questa è la narrativa dell’imbottitura fuoriuscita da uno strappo, questo è l’antidoto di stoffa alla paura del buio. Questo è l’elogio dell’imperfezione e delle ferite di guerra, perché c’è qualcosa di sacro negli schizzi di pennarello e nella galassia di macchie sulla superficie di un’amicizia muta che diventa costanza e che, con la crescita, si trasforma in ricordo.

Alcuni animali ritratti dall’obiettivo di Mark Nixon portano malissimo la loro età e sembrano letteralmente implosi. Il fascino del progetto Much Loved risiede, secondo il mio punto di vista, in questo amore troppo grande per cuori ancora così piccoli, ma capaci di un bene incondizionato. Un bene che non si esprime ancora a parole e non conosce sovrastrutture. Abbracci che assomigliano più alla presa di una tenaglia, perché alla fine è a questo che ci aggrappiamo: quando siamo piccoli, a quello che vorremmo essere e, quando siamo grandi, a quello che siamo stati – in entrambi i casi impauriti davanti alla possibilità di perdere qualcosa lungo la strada, compresi noi stessi.

 

di Viviana Giovannini Leveghi

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