MUSE: UTOPIA500 – Cercando una società più giusta

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Utopia500 è un progetto della casa editrice Il Margine e della Provincia di Trento, che coinvolge una serie di enti culturali trentini tra cui il MUSE. Lo spunto è il 500° anniversario della pubblicazione di un capolavoro filosofico e letterario dello spirito europeo: Utopia di Thomas More (Tommaso Moro), pubblicata nel dicembre 1516 a Londra. Paolo Prodi l’ha definita “opera fondamentale per comprendere l’Homo Europaeus, oggi in crisi”. 500 anni dopo, Il Margine – primo editore italiano a farlo – ha affrontato l’impresa di una nuova edizione dell’opera, con traduzione del latino di Maria Lia Guardini e un’introduzione di Francesco Ghia, professore di filosofia dell’Università di Trento.

Partendo dal capolavoro di More, tutto il 2016 in Trentino sarà contrassegnato da lezioni, convegni e dialoghi, ma anche da proposte teatrali e musicali, laboratori scolastici, mostre e iniziative di coinvolgimento della cittadinanza come le letture collettive dell’Utopia, in modo che l’isola che non c’è, immaginata mezzo millennio fa (un’isola dove non c’è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, non c’è la guerra, non c’è denaro e non c’è corruzione, le città sono ordinate e a misura d’uomo), diventi una potente spinta, soprattutto per i giovani, a progettare un futuro migliore per la terra che c’è.

Il grande prologo di Utopia500 è affidato a Miguel Benasayag (Buenos Aires, 1953), psicanalista e filosofo che sarà ospite al MUSE domenica 17 gennaio dalle ore 10.00. Benasayag non è soltanto un intellettuale che riflette in modo originale su utopia e distopia, ma un testimone coraggioso che ha resistito a un regime anti-utopico, come quello dei colonnelli argentini: militante nella guerriglia guevarista, arrestato tre volte, è stato torturato e ha trascorso molti anni in prigione. Oggi vive in Francia. Tra le sue numerose opere, ha raggiunto fama internazionale ed è stata tradotta in moltissime lingue “L’epoca delle passioni tristi”. Al Muse dialogherà con Riccardo Mazzeo, a partire dal suo ultimo libro Il cervello aumentato, l’uomo diminuito (Erickson).

Da Platone in poi, la tradizione occidentale ha da sempre visto nel cervello la sede del pensiero. I progressi delle neuroscienze contemporanee hanno introdotto una rottura storica epocale: se l’amore, la libertà, la memoria sono effetti più o meno illusori di processi fisiologici cerebrali, è la stessa unità dell’uomo che sembra disperdersi, sparpagliarsi in un movimento centrifugo. Lontano da posizioni conservatrici o tecnofobe, Miguel Benasayag tenta di comprendere le ricadute antropologiche di questa rivoluzione, alla ricerca di un’alternativa umanistica alla colonizzazione tecnocratica della vita e della cultura.

L’incontro sarà anticipato da un’introduzione al testo di Francesco Ghia, da un intervento di Grazia Villa (Rosa Bianca) – Donne e uomini: l’utopia dell’intendersi – e da una lettura pubblica di brani dell’Utopia da parte di esponenti politici locali. Tra essi, il presidente della Provincia Ugo Rossi e il sindaco di Trento Alessandro Andreatta.

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