Nakamura Gatana: nel 1917 veniva realizzato il più antico anime giapponese

Nakamura Gatana è considerato il più antico cortometraggio animato giapponese esistente. Prodotto nel 1917 dalla casa di produzione Kobayashi Shokai, la pellicola, che racconta le gesta di uno sfortunato samurai che acquista una katana difettosa, è la più antica forma di animazione giapponese giunta fino ai giorni nostri.

La storia di “Nakamura Gatana: Hawana Hekonai meito no maki” è piuttosto singolare: considerato perduto per decenni a seguito del terremoto di Tokio del 1923, venne ritrovato casualmente nel 2008 in un negozio di antiquariato di Osaka. Grazie a questo fortuito ritrovamento fu possibile riscoprire uno dei più antichi anime giapponesi mai realizzati.

La pellicola seppur molto breve (4 minuti) è considerata un importante traccia del patrimonio artistico giapponese, una testimonianza fondamentale che ci aiuta a comprendere quale sia stato il percorso che ha portato alla creazione degli anime e dei manga. Nakamura Gatana nella sua semplicità dimostra come già all’inizio del secolo scorso negli artisti giapponesi ci fosse la necessità di voler unire le innovazioni della tecnica cinematografica con gli elementi propri della tradizione nipponica per creare una nuova forma di narrazione moderna.

Grazie ai cortometraggi come Nakamura GatanaOira no Yaku (1931), Ugokie Kori no Tatehiki(1931) iniziò un processo di modernizzazione dell’arte mangaka giapponese che ha portato nei decenni successivi alla creazione di anime ben più famosi come Dragon Ball, I Pokemon e Saint Seya. Prodotti che hanno contribuito a rendere i disegni animati giapponesi tra i più famosi e apprezzati del mondo.

L’arte dell’anime giapponese si può far risalire alla fine del “Periodo Edo” (1603-1868) quando alcuni pittori iniziarono a disegnare sequenze dettagliate di movimenti, questi disegni vengono tuttora considerati come gli antenati dei manga ed anime giapponesi. I primi anime prodotti all’inizio del ‘900 altro non erano che una sperimentazione innovativa di alcune tecniche di disegno tradizionali. Lo stile e i soggetti utilizzati erano propri della cultura nipponica.

Con il rapido successo che i film d’animazione ottennero nel XX secolo, anche gli anime continuarono il loro processo d’evoluzione che li portò ad essere una delle forme d’arte più apprezzate non solo in Giappone ma anche in tutto il resto del mondo. Durante gli anni ’70 del ‘900 il mondo occidentale venne travolto dalla cultura giapponese, un sacco di prodotti nipponici venivano esportati all’estero, tra questi ci furono anche i disegni animati.

Il monopolio dei cartoni animati fino a quel momento era stato appannaggio esclusivo dell’industria cinematografica americana che grazie a colossi come Disney e Warner Bros aveva caratterizzato il mercato mondiale. L’arrivo degli anime, così diversi sia nella fattura che nei contenuti segnò un repentino cambio di rotta, presentando un prodotto nuovo, così differente dai precedenti da risultare immediatamente vincente.

In Europa diventarono sempre più richiesti dalle televisioni gli anime giapponesi: intere generazioni di giovani sono rimaste segnate e hanno iniziato a seguire le avventure di personaggi come “Heidi”, “Holly e Benji”, “I Puffi” e “Ken Shiro” solo per citarne alcuni, facendo divenire in breve tempo gli anime un vero e proprio fenomeno di costume.

Grazie a questi titoli gli anime entrarono non solo nella quotidianità di milioni di telespettatori ma soprattutto nella cultura di diversi paesi.  Anche in Italia diverse generazioni sono state segnate dall’arrivo di questi disegni animati, ancora oggi sono diversi i nostalgici che ricordano con affetto quei “cartoni animati” e i loro protagonisti.

Carlo Alberto Ribaudo