PERCHÉ PASOLINI AVEVA GIÀ CAPITO TUTTO

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“L’imitazione dei nostri carnefici o dei nostri ‘miti’, è la prova che non siamo capaci di accettare chi siamo, né di sforzarci nel provarci. Tutto sfocia in adulazione, di quel fanatismo politico o religioso, per esempio, nel fare proprie le idee altrui, delle masse. Libertà di scelta o incapacità? Forse libertà di scegliere di non essere liberi. Poiché non sanno ancora, di non poter tollerare la libertà”.

Ed eccoli i giovani d’oggi del nostro paese. Profondamente mutati dalla società dei consumi, del tutto subito e ora. Dei non più sovversivi, ma schiavi di un sistema costruito a pennello senza che ce ne rendessimo neppure conto. Dai geni del marketing e della pubblicità, dell’omologazione e del consumismo sfrenato, di chi non si accontenta mai. Dei sogni acquistati al supermercato, di quello strano compromesso in cui l’avere ha sostituito l’essere. Ma l’essere cosa? Forse la generazione dei nati liberi.

Nati – per riprendere le parole di Gioia Quattrini – quando tutto quello che c’era da liberare era stato liberato, tutto quello che c’era da conquistare era stato conquistato, tutto quello che era da correggere sembrava ormai corretto. Insomma il lavoro sporco era stato già fatto da qualcun altro. La generazione per la quale il re e la regina sono i protagonisti di una fiaba o ancora meglio di una rivista di gossip, la generazione che guarda ai dittatori come ad animali strani, che ha conosciuto soltanto la democrazia e che vive spensieratamente quella serenità frutto delle lotte per l’emancipazione che nonni e genitori hanno combattuto senza tregua. La vivono serenamente grazie ad un’epopea dai contorni sfumati, senza più alcuna spinta né alcuno spessore. Un racconto che è venuto a noia di quando fermarsi per strada a parlare con il vicino significava violare la legge, cospirare. A volte sembrano vivere costretti in un mondo banale e insapore, del quale non riescono a godere le conquiste perché non ne hanno mai conosciuto a fondo i dolori. Senza desideri, voglie, interessi. Hanno la sensazione di poter vedere, sapere, avere tutto. Nell’era della comunicazione globale e del grande fratello quale curiosità potrai mai animarli, quale dubbio sospingerli, quale sospetto, quale ambizione esortarli a scrutare oltre la scenografia di questo meraviglioso mondo da fiction”.

“Così a parlargli della libertà, viene da sorridere. Sarà mica per loro un falso problema, l’ovvio”. [Libertà va cercando. I giovani e la libertà, Gioia Quattrini].

Giuseppe Papalia

 

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