Petizioni e contropetizioni: nel 2019 ancora si mette in discussione D’Annunzio

Italian writer and nationalist Gabriele d'Annunzio (1863-1938), here reading c. 1908

Ha dell’incredibile quanto sta accadendo a Trieste in questi giorni. La figura di Gabriele D’Annunzio, uno dei più grandi intellettuali della storia contemporanea d’Italia, è stata infatti messa in discussione.

Riavvolgendo il nastro, bisogna tornare a qualche mese fa, quando la Giunta del capoluogo giuliano, guidata dal Sindaco forzista Roberto Dipiazza decide di realizzare una statua da collocare nella centrale Piazza della Borsa, ritraendo il Vate in posizione riflessiva, intento a leggere.

Niente che non andasse a celebrare esclusivamente l’attività letteraria e culturale del poeta, dunque. Ma per alcuni tutto questo è un affronto inaccettabile. Tanto che Alessandro De’ Vecchi ha addirittura lanciato una petizione su Change.org, sottoscritta da quasi 2.000 persone, per impedire la realizzazione della stessa.

D’Annunzio non c’entra nulla con Trieste, addirittura venne sbeffeggiato dai cittadini quando perse l’occhio non con la sedicente azione eroica del volo sulla città, ma per un’infezione mal curata. Inoltre l’ubicazione di fronte al palazzo della Camera di Commercio è offensiva e si tratta probabilmente di un omaggio della Giunta di destra e delle sue liste composte anche da ex-camerati ad un onorevole dichiaratamente fascista residente nella stessa piazza” sostiene l’autore della petizione, che sostiene anche che la biografia letteraria e politica di D’Annunzio rasentino il ridicolo, esponendo il buon nome dell’Italia al ludibrio mondiale. Probabilmente le centinaia di migliaia di visitatori che annualmente visitano il Vittoriale non lo sanno.

Naturalmente non è mancata la risposta del Sindaco Dipiazza: “Bisogna farla finita con queste divisioni del Novecento. Trieste, insieme a Venezia, è il centro della preparazione dell’impresa di Fiume e grandi autori come Hemingway, Joyce e Proust hanno riconosciuto la grandezza di D’Annunzio. Parliamo di un grande italiano, che da Trieste aveva ricevuto una delle reliquie più preziose: una bandiera regalatagli dalla sua amante triestina“.

Impresa di Fiume? Apriti cielo. Ecco che dalle pagine del Foglio arrivano parole ancora più dure di quelle di De’ Vecchi. “Il legame col centenario dell’impresa di Fiume, settembre 1919, riduce drasticamente la motivazione poetica dell’iniziativa. Tra l’altro a luglio 2020 sarà il centenario dell’incendio del Narodni Dom, la Casa della Cultura slovena di Trieste, data alle fiamme dagli squadristi. Un palazzo che, ricostruito, viene richiesto ancora oggi dalla comunità slovena, ma la Giunta e i consiglieri leghisti rispondono di avere pazienza. Cento anni sono adeguati alla pazienza di un bue. Io personalmente darei due o tre statue di D’Annunzio in cambio del Narodni Dom ai legittimi proprietari. Dico per dire, naturalmente, visto che sono contro il voto di scambio“.

Autore di queste dichiarazioni? Naturalmente l’immancabile Adriano Sofri, che continua a dispensare consigli e pareri dall’alto della sua autoconferita cattedra di intellettuale e tuttologo, dal gusto un po’ brigatista e un po’ retrò. D’altronde perché dovremmo dimenticarci dell’impresa di Fiume, quando per lui si è potuta cancellare con un colpo di spugna una condanna a ventidue anni di carcere per essere stato il mandante dell’omicidio di Luigi Calabresi?

Per fortuna non sono mancate voci favorevoli, anche da parte di autori di tutto rispetto come Claudio Magris: “Immagino le beffe che si farebbe D’Annunzio dei suoi volenterosi detrattori. D’Annunzio è stato e dunque è, come ben sanno anche quelli che lo detestano sul piano politico e civile, un grande, grande poeta d’Italia, d’Europa e del mondo, poeta cinico, consapevole e geniale che ha creato la radicale trasformazione mondiale del linguaggio poetico“. Certo, Magris non lesina critiche dal punto di vista politico, ma sostiene anche: “L’impresa di Fiume è molto più complessa. Una componente nazionalista è indiscutibile, ma va detto che D’Annunzio aprì scuole italiane, croate e ungheresi, rispettando il carattere plurimo della città. Tutelò il lavoro e i lavoratori, reintrodusse il divorzio e addirittura il suo vice Ercole Miani divenne un leader della Resistenza“.

Ecco allora che Isabella Rauti, senatrice di Fratelli d’Italia, ha lanciato un appello per salvare D’Annunzio, proponendo una contropetizione – sempre su Change.org – per far sì che la statua si faccia. E sarebbe davvero pericoloso un retrofront in questo senso: tornare indietro sulla nostra cultura, adagiarci di fronte alle accuse di “nazionalismo” e “fascismo” – specie di fronte a uno degli autori più critici verso Mussolini – vorrebbe dire rinunciare a parte della nostra cultura e della nostra identità.