Profughi e omosessualità. Secondo il rettore dell’Università degli studi di Verona, il convegno dal titolo “Richiedenti asilo, orientamento sessuale e identità di genere”, organizzato con l’adesione del dipartimento di Scienze giuridiche «è uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione».  

Un convegno che durante la settimana aveva sollevato numerose polemiche, soprattutto in ambito politico. E così il rettore di origine bolzanine Nicola Sartor ha dovuto sospendere l’evento. 

Sospensione che però non è piaciuta a tutti. Una nutrita schiera di attivisti si sono infatti mobilitati, già nel primo pomeriggio di oggi, presentandosi dinnanzi al rettorato e accusando il rettore di “aver ceduto ai fascisti di estrema destra”. “Minacce vere e proprie”, secondo gli stessi, che avrebbero costretto il rettore a dover sospendere e rinviare – a data ancora da destinarsi – l’evento (inizialmente) scientifico.

A mobilitarsi dunque anche gli Antifa, che rilanciano l’accaduto e denunciano: “Il convegno viene subito preso di mira dall’estrema destra, che definisce l’Università «ostaggio di potenti lobby lgbt» e la accusa, di fatto, di essere collusa con i trafficanti di esseri umani, per infine decretare: «Immigrazione e terrorismo sono collegati». Una retorica che conosciamo bene”. Proseguendo: “La scelta del rettore è stata quella di annullare la giornata di studio, definendo i temi oggetto della discussione «eticamente controversi» e cedendo, perciò, alla retorica fascista”.

Ma secondo il rettore, così come riportato in una circolare pubblicata nella giornata di ieri: “[…] L’Università non può prestarsi a strumentalizzazioni da parte di soggetti estranei al mondo scientifico che si scontrano su temi politicamente ed eticamente controversi come quelli delle migrazioni e dell’orientamento sessuale delle persone”. “D’altra parte – continua il rettore – all’Università spetta il compito di indagare, usando il metodo scientifico, anche i fenomeni demografici e sociali più attuali e controversi. Pertanto, ho incoraggiato i colleghi a proseguire i lavori di ricerca, nel rispetto delle libertà sancite dall’art. 33 della nostra Costituzione, dentro l’Ateneo e nella comunità scientifica”. Continuando: “Nel mondo universitario il dibattito, talora anche acceso, si svolge sempre seguendo regole precise, pacifiche e rispettose dell’interlocutore”. Richiamandosi alle sue responsabilità in merito alla vicenda conclude: “Al Rettore e alle autorità accademiche spetta, quindi, di vigilare ed evitare situazioni critiche che possano distogliere l’attenzione dai criteri di scientificità che caratterizzano il lavoro della ricerca“.

Ma la spiegazione non è bastata e tra coloro che si sono immediatamente mobilitati, con una nota di risposta al rettore, anche Arci e Arcigay di Verona, i quali hanno diramato un comunicato stampa attraverso Laura Pesce, Presidente del Circolo Arcigay veronese, che ci ha tenuto a ribadire: “[…] gruppi di estrema destra hanno messo in scena un orribile spettacolo mediatico, rilasciando dichiarazioni gravemente omofobe e razziste, accusando l’università di Verona di essere “stata contaminata, in un colpo solo, dai virus della propaganda filoimmigrazionista e della propaganda gender in un mix culturalmente tossico, che rischia di comprometterne il buon nome” arrivando a minacciare di bloccare l’iniziativa con la forza”. “Evidentemente queste intimidazioni hanno avuto l’esito sperato”. Ora la richiesta mossa al rettore da parte degli attivisti è solo una: quella delle dimissioni.