ROMA TAGLIA L’OPERA: UNA PIETRA TOMBALE SULL’ISTITUZIONE

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Parlano di ridimensionamento e di tagli necessari, ma quello fatto al Teatro dell’Opera di Roma non è solo un taglio a un’istituzione, ma la decisione di abbattere quanto di più importante, musicalmente parlando, si trovava in capitale, una scelta gravissima che non ha logica culturale, seppure il mantenimento oneroso non fosse stato sostenibile: un Teatro vuoto che sarà la casa di tutti, ma che impoverirà ulteriormente il settore. Musicisti e operisti multi premiati che ora si trovano senza un lavoro, ma specialmente Roma e di conseguenza l’Italia, priva di un corpo d’Opera in capitale, dopo 134 anni di attività.

“Il Cda ha approvato l’esternalizzazione dell’orchestra e del coro votando una procedura di licenziamento collettiva”. Così il sindaco di Roma Ignazio Marino dopo il Cda del Teatro dell’Opera. “Una scelta molto dura e sofferta – dice il sovrintendente Carlo Fuortes -. Pensiamo che questa strada possa sventare le decisione di una chiusura”. L’esternalizzazione di coro e orchestra decisa dal cda “è un passaggio doloroso ma necessario per salvare l’Opera di Roma e ripartire”. Lo dice il ministro della cultura Franceschini che proprio ieri si era augurato per il teatro romano ‘scelte coraggiose’. La situazione, dice, era diventata “insostenibile”.

“Il licenziamento collettivo dell’orchestra e del coro dell’Opera sono un atto gravissimo che dimostra come le dimissioni del Maestro Muti rispondevano proprio a questa logica di ridimensionamento più ampia progettata dal sovrintendente Fuortes. Per questo motivo ribadiamo la necessità di convocare un consiglio straordinario dedicato alla situazione del Teatro dell’Opera e soprattutto invitiamo il sindaco Marino a sciogliere questo Cda e a nominare un nuovo sovrintendente che abbia davvero a cuore il futuro dell’Opera di Roma”.

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