Sesso e dignità: verso la Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali?

Andiamo verso una coerenza legislativa che potremmo definire “Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali” in materia di sessualità e diritto? Omosessuali si lamentano, eterosessuali si lamentano, minori si lamentano, è emergenza. Vera o falsa che sia. La domanda emerge dalla cronaca – con prepotenza – poiché sempre più spesso ci troviamo di fronte a persone di diversa nazionalità che non concordano sul principio di libertà sessuale.

La storia della cultura del sesso dipende dalla propria origine etnica, ovvero entrano in collisione comportamenti che si incontrano, creando un clima da “abuso sessuale generalizzato” sempre meno tollerato anche nell’ambito dello spettacolo e dello sport, dove ad esempio si iniziano a sentire discorsi su immorali rimborsi allo scopo di improbabili silenzi da parte di vittime in favore di carnefici (esiste un dovere di rassicurare un carnefice in cambio di denaro sonante o è tutto un bluff e una truffa da show?)

I casi recenti più famosi riguardano Asia Argento e Cr7 Ronaldo, i quali sono al centro di una grande polemica per le accuse da parte di vittime che ritengono su di esse sia stata fatta una sorta di violenza, sessuale, con rapporti che hanno superato il confine del consenso, arrivando oltre. I cui rapporti sarebbero stati saldati in cambio di silenzio. Silenzio o riservatezza per un gioco andato male?

Asia Argento – paladina del #metoo ha scoperchiato una realtà che si presumeva esistesse, quella del cinema (Il caso Weinstein) ma di cui solo ora ci sono testimonianze chiare: il mondo dello spettacolo e del cinema è un intreccio di piccoli o grandi abusi anche sessuali che rendono difficile la libertà e la serenità di attori e attrici, incastrati in un do ut des, anche fisico, dove il sesso è praticamente un tipo di monetizzazione che permette uno scambio di favori. Sono ancora validi i presupposti di una Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali se si tratta di non luoghi e di rapporti di potere, oppure sono sessualità deviate che si incontrano in realtà inesistenti, tra alberghi e feste?

Ferrea e sempre verde la regola valida per tutti, Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali o no: il sì è sì ed il no è no. Tutto qui. L’età conta, serve sapere con chi si esce la sera o la mattina e serve sapere che intenzioni e che esperienza ha.

Il punto dolente: non si possono commettere abusi di qualità, se una cosa precisa non piace non si deve insistere. Il limite estremo a cui si tende è il consenso scritto informato, proposta di legge davvero fatta, in Spagna, per combattere gli abusi sessuali. Serve una Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali, che unisca il sesso alle diverse inclinazioni sessuali, visto che ormai le persone non riescono più ad amarsi e a parlare tra loro.

Da una parte la sempre crescente tutela delle persone con sessualità liquida (termine infausto che riassume malamente la varietà di espressioni che il sesso porta con sè) che hanno molto meno imbarazzo nel parlare del loro rifiuto e della loro sessualità, dall’altra il diminuire della vergogna legata alla religione, che impediva di parlare di questo pubblicamente, infine la sempre migliore percezione del concetto di dignità sessuale, che fa percepire il reato prima sommerso, hanno fatto sì che dal 1981 in Italia la donna abbia ottenuto il disconoscimento di pratiche come il “matrimonio riparatore” e il “delitto d’onore”.

Ad oggi, grazie al lavoro condotto dalle Commissioni in tema di diritti sessuali in Italia sono stati riconosciuti reati come la violenza sessuale, l’abuso sessuale, la protezione del minore dai pedofili, lo stalking a scopo sessuale, il più recente, infine il reato di omofobia che si affianca alla misoginia e il reato di mobbing sessuale. Non che in passato non accadessero fatti criminali, ma la percezione della ingiustizia era certamente messa in secondo piano rispetto alla parvenza che tutto fosse a posto.

La violenza sessuale è riconosciuta anche dall’antica Grecia e dall’antico Egitto – potrebbero dire coloro che hanno studiato storia – vero, ma nel Diritto di Famiglia italiano tale percezione ha subito parecchie storture, tanto da essere messa in secondo piano, rientrando in un concetto generico del comportamento. Non saremmo qui a parlarne se fosse tutto già chiarito. No?

Maschio o femmina la legge sta cambiando per tutti: non a caso nei paesi più moderni sono in aumento le denunce per i comportamenti che sforano nell’animalesco e nella violenza, nella sopraffazione e nella vergogna. Le statistiche più aggiornate della Commissione europea infatti mettono in risalto numeri che – è evidente – dipendono dalla legislazione. Perché mai in Botswana e in Irlanda del sud dovrebbe esserci una popolazione che violenta le donne e nel Mali o in Italia invece meno? Ovvio che si tratta di presenza o assenza di controllo. I dati, se volessimo leggerli (ma non lo faremo) andrebbero commentati altrimenti sono insignificanti.

In latere alla dignità della sessualità che personalemente vedrei ben rappresentata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Sessuali resta il conto aperto con la morale sociale, dove ancora concetti legati alla sfera intima sono tema delicato, in un intreccio di rapporti anche di potere e di sottomissione e dominanza che non sono sempre facili da chiarire: la violenza è da valutarsi come effettiva (all’americana) o come percepita (all’europea)?

I minori sono liberi di essere liberi, per cui rappresentati coerentemente dalla legge, come nei paesi moderni, oppure sono senza diritti come nei paesi dove sono sfruttati sessualmente? Domanda retorica, ovvio, ma se sono disattesi c’è da lavorarci su.

E’ in questo inghippo globale che spetta a noi – paesi ormai pienamente realizzati nella libertà sessuale – portare avanti una legge che non sminuisca il reato.

Certamente non giova alle persone che sono vittima di violenza, maggiorenni o minorenni, vedere che un concetto di diritto negato diventa un patteggiamento in transazione da risolvere a suon di bonifici, tanto per iniziare. Ancor meno vedere che la violenza vera o presunta diventa Show. (MC).