Trento, Capodanno Cinese senza cinesi

La comunità cinese che è presente in Trentino è integrata ma non ha una compattezza sociale, è quello che è emerso grazie al tentativo – artisticamente riuscito – di celebrare il Capodanno cinese e la festa della lanterna, che hanno avuto inizio il 5 febbraio scorso con la apertura dell’Anno del maiale, che porterà molta fortuna alla Cina, in quanto il maiale è un animale che chiude il cerchio delle avversità e porta con sé molte cose buone (secondo la tradizione). Tant’è che per festeggiare il Capodanno si è dovuto ricorrere a un’installazione esterna con balli e musica importata persino da fuori regione.


Di interesse assoluto per gli amanti delle Tradizioni, importantissime e da rinverdire, la nota di estraneità da parte delle persone che hanno presentato le iniziative: a parlare infatti per voce delle ideazioni di Comune di Trento, il Centro Studi Martino Martini. Con la divulgazione di Cinformi. Non possiamo negare che da NY a LND, da Milano a Mosca ci sia un interesse sovrano e spasmodico per la cultura oltre pop della Cina, che “spacca” come dicono i giovani, specialmente tra la generazione dei ricchi emergenti giovani rampanti, ma anche nelle piccole cose. Perché alla fine la Cina è già il futuro, ma non è impegnativa come il sogno del Giappone. La Cina “piace un casino”. Non c’è molto da dire in merito. Non fa parte del club umanista, non fa parte del club delle religioni. Piace perché non si impone a parole, ma è ovunque di fatto. Sul campo.

Solo che non possiamo chiudere gli occhi davanti alla realtà: durante il Capodanno cinese a Mosca nello spettacolo meraviglioso del 2019 hanno danzato Ragazze cinesi con le lanterne, nella loro spettacolare bellezza eterea ed enigmatica, in abito tradizionale, a New York hanno danzato giovani cinesi artisti di sventolamento del Dragone che sono di enorme fascino, a Londra hanno suonato sempre dei cinesi.. a Trento no. E questo può avere nobili motivi, ad esempio portare il peso della prima esperienza.


Lo spettacolo della Danza del drago e del leone e la sfilata del Dragone sono stati curati dalla Scuola di danza e kung fu di Perugia “Italy Lion and Dragon Dance” che hanno senza dubbio coperto bene il pomeriggio di festa presso il listone di Piazza Dante. Il 15 febbraio scorso.

Se la comunità cinese è tra le più longeve e meglio inserite in Trentino, si tratta di 1300 persone circa, altrettanto non si può dire della partecipazione diretta: l’organizzazione e la presenza in piazza di alcune persone della comunità è stata distaccata. Secondo l’organizzazione la rappresentazione era evidente, secondo le attestazioni visive (i video del pomeriggio) la stima non supera le 100 persone. Possiamo tuttavia andare oltre: la gravità consiste nel fatto che l’iniziativa non è stata presentata dai cinesi.

I bambini hanno apprezzato tantissimo i bei balli e la musica, il pubblico ha applaudito, ma a differenza di altre città italiane, in cui la partecipazione – appunto – dei cinesi è evidente, a Trento è mancato l’abbraccio comunitario, quel senso di calore e di scambio umano che non c’è stato.
E’ quindi un peccato che – nonostante i buonissimi rapporti che sono ormai consolidati con i concittadini cinesi – il coinvolgimento delle persone interessate non abbia maturato in almeno una rappresentanza artistica, che spiegasse la festa nelle televisioni e alla stampa.

Piazza Dante Stazione

Fa senza dubbio piacere constatare che esiste un rispetto per le tradizioni nella loro forma artistica e più elevata, il Capodanno cinese è una tradizione famosa, conservare le differenze tra culture è LA cultura, quella specialistica di centri internazionali che hanno in mano la situazione, ma resta il dubbio se lo spettacolo sia stato apprezzato o se sia vissuto come un comune evento “pop” che entra a far parte dell’omogeneizzatore sociale delle feste, tra cui si annoverano infinite feste afro, feste latine e feste cubane, feste di ogni genere che riempiono le giornate del calendario. L’impressione è quella. Da acerrima opposizione alla omogeneizzazione a standard culturali globalisti e super generalisti che dire..

In tal caso abbiamo già avuto varie esperienze: la Cina è stata trendy negli anni Settanta e negli anni Novanta e – ogni volta – mai per caso. La Cina nei momenti di uscita dalle crisi economiche o politiche rappresenta il Sogno di un Immaginario collettivo. Stiamo comprando il “Sogno Cinese” che (paradosso della realtà) è possibile solo grazie al protezionismo liberista (la Cina è un paese che si difende acremente sulla cultura e sulla politica interna, ma una nazione assolutamente imprenditiva) che è unico, della Cina. Che si dà, ma non la vedi.

Di Martina Cecco