UN VIAGGIO NELLA STORIA DELLE DISCOTECHE: I FAVOLOSI ANNI ’70

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In quegli anni, in Italia, esistevano ben poche discoteche ed erano dislocate solo nelle grandi città o sulla riviera. Nelle cittadine di provincia invece si trovavano taverne o piccoli club spesso ricavati da cantine, magazzini o addirittura garages.
In questi locali si ascoltava (e si ballava) di tutto, Disco Music, Rock e gli attesissimi “lenti”, occasione per tentativi di approccio.
Molti dj in quei tempi utilizzavano giradischi che non potevano essere regolati elettronicamente e non avevano mixer moderni o casse spia, mentre oggi tutti questi strumenti sono indispensabili e utilizzati da tutti per i mixaggi e per questo molto contava l’abilità e la creatività di ognuno di loro.
In quel periodo non era facile trovare i dischi perché l’importazione non era molto fiorente, difficile accaparrarsi una delle poche copie arrivate in Italia, la tempestività nell’arrivare per primi in un negozio di dischi era fondamentale per creare il clima di stupore fra il pubblico e accreditarsi una buona parte di invidia da parte di altri dj a cui l’impresa non era riuscita.
Nel 1975 furono prodotti i primi dischi mix che avevano un’incisione con una dinamica molto superiore. Questo era utile affinché gli impianti stereofonici delle discoteche potessero sprigionare tutti i loro watt, con una timbrica ed un’acustica mai udite prima.
A differenza dei giorni nostri, a quei tempi in discoteca si entrava alle 21 e si usciva a mezzanotte, ora in cui oggi appena inizia l’affluenza nei locali.
Ma a segnare la storia di tutte le discoteche (1974/75) è stata senza alcun dubbio la Baia degli Angeli: situata sulla collina di Gabicce Monte, aveva degli effetti luce mai visti prima, completamente bianco l’arredamento, la consolle era un ascensore che saliva dalla pista interna fino a trovarsi affacciata su quella esterna, adiacente alla piscina. Al suo interno trovava spazio anche un negozio di abbigliamento e le foto di Marylin Monroe erano appese ovunque. Era anche il primo locale che chiudeva alle 6 del mattino e in breve tempo la sua fama arrivò in tutta Italia. Venne chiusa nel 1979 per riaprire con il nome: Nephenta (l’angelo della Baia).
Purtoppo gli anni ’70 rappresentano anche un periodo che ha visto molti giovani perdersi nella droga.
Molti locali si distinguevano da altri per la varietà dei generi proposti, oppure per la loro costruzione anche perché molte volte la vera vita non si svolgeva all’interno del locale ma nei parcheggi, dove le persone si ritrovavano per socializzare.
Molte persone usano il termine Musica Afro per definire il genere musicale proposto in quel periodo in molte discoteche ma questo termine non è esatto. La Musica Afro è un genere che riprende sonorità, strumenti e ritmi che ricordano vecchie danze tribali Africane. Per citare solo alcuni esempi: Fela Kuti, Manu Dibango, Guem et Zaka…questa sì che è Musica Afro.
Insomma, si può dire che la voglia di divertirsi era davvero tanta. Nel ’78 in tutta Italia, il boom delle discoteche, che con un insieme di sonorità, proponevano vari generi musicali, spaziando dal Funky all’Elettronica, dal Soul al Jazz, dalla Dance al Rock e si potevano conoscere persone nuove ogni sera.
Dopo la Baia degli Angeli, molti locali crearono dei miti, ci si metteva in strada e si partiva per raggiungere la discoteca preferita. In molte venivano organizzate feste con nomi particolari in cui si esibivano diversi dj’s, come: la Festa della Luna a Les Cigales; la Festa dei Fiori a Leis Pois; la Festa delle Stelle al Cosmic ecc.
Questo popolo si spostava da una discoteca all’altra con le mitiche Vespa tappezzate ovunque con adesivi. Per chi invece aveva già la patente, le auto più ambite erano le Citroen CX e DS Palla (quest’ultima chiamata anche Squalo), la 2CV (chiamata anche Cavallino), la Diane 6 e la R4, equipaggiate con impianti stereo “da paura”!
Molti DJ di fama storica hanno contribuito a scrivere la storia, facendo sognare e ballare molti ragazzi con la loro musica.
Chiara Mazzalai

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