Università Alpe Adria: la presidenza di turno a Trento

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Assegnata oggi all’Università di Trento la presidenza di turno per il biennio 2019-2020 della Conferenza dei rettori delle Università della Comunità di lavoro Alpe Adria, il consorzio che riunisce 36 atenei delle regioni che si estendono tra le Alpi e il mar Adriatico, dal Danubio fino ai Balcani. Territori collegati da storia, cultura, lingua, religione, commercio, rapporti economici e tradizioni condivise.

Regioni e istituzioni unite da trent’anni anche sotto il profilo scientifico, nella ricerca e nella formazione grazie alla rete delle università Alpe Adria. Un’ideale di “Europa dei popoli” a cui la Conferenza da sempre si ispira puntando sui rapporti multilaterali tra regioni d’Europa (e atenei di quelle regioni) più che fra entità statuali. Un messaggio di unione e di dialogo che assume valore particolare nei territori di confine – come il Trentino Alto Adige e molti degli altri territori della cerniera geografica naturale dei territori Alpe Adria – soprattutto alla vigilia di nuove elezioni europee.La nomina della presidenza di turno all’Ateneo trentino è stata formalizzata oggi in una cerimonia che si è tenuta in Rettorato alla presenza dei rappresentanti accademici degli atenei coinvolti e di varie autorità trentine. L’assegnazione all’Università di Trento della presidenza di turno per il biennio in corso comporta il conferimento al rettore Paolo Collini della carica di presidente della Conferenza dei rettori e al professor Maurizio Manzin quella di presidente del Comitato scientifico della Università Alpe Adria.

L’Ateneo trentino, che aderisce alla rete già dal 1984, in passato ha già ricoperto la presidenza nel biennio 2004-05.La Conferenza delle Università Alpe Adria, istituita nel 1979, è un organismo indipendente, non subordinato alla Comunità di lavoro delle Regioni delle Alpi orientali, nata pochi anni prima. Come rete accademica condivide con le Comunità di lavoro gli ideali transnazionali e di amicizia fra i popoli della Mitteleuropa, ma opera in modo del tutto autonomo, sulla base delle decisioni assunte dai rettori delle università componenti. «È una struttura collaudata che agisce in sinergia con le altre già esistenti nel campo della ricerca, della didattica avanzata, dello scambio di studenti e docenti» spiega il professor Manzin. «La sua connotazione peculiare dipende dall’area geopolitica che ricopre: quella di popoli e nazioni che hanno condiviso un particolare humus culturale a cavallo fra i mondi italiano, germanico, magiaro e slavo».Il Comitato scientifico delle università Alpe Adria si riunisce due volte l’anno ed è composto da un membro per ogni entità regionale aderente, mentre la Conferenza comprende i rettori di tutte le università aderenti che si riuniscono ogni anno in uno Stato diverso per deliberare. Durante la riunione plenaria di entrambi gli organismi a Trento si è discusso di vari progetti che riguardano attività di ricerca, didattica e terza missione.

La Conferenza opera nel campo della ricerca, della didattica, dell’applicazione tecnologica e della disseminazione. Gli strumenti sono quelli della condivisione e del patrocinio di varie attività. In particolare, la diffusione di informazioni sui singoli atenei componenti, l’erogazione di borse di studio per studenti under- e post-graduate, la mobilità dei docenti, l’organizzazione di conferenze e seminari, la creazione e gestione di un web condiviso. Tra gli obiettivi, anche la nascita di singole collaborazioni e lo sviluppo di progetti a lungo termine su base regionale, nazionale ed europea. Ultima iniziativa in ordine di tempo, è stata l’organizzazione di conferenze monotematiche aperte ai dottorandi di ricerca degli atenei componenti (Maribor 2016, Trieste 2017, Klagenfurt 2018). Le aree di scambio che risultano attualmente più attive sono quelle di ambito storico-linguistico e letterario, tecnologico e delle scienze della vita.

«Tra i molti fattori di interesse – aggiunge Manzin – negli ultimi anni la Conferenza si è concentrata sulla necessità di promuovere un dibattito sulla conoscenza aperta. Una riflessione che ha portato lo scorso anno alla sottoscrizione, da parte dei rettori delle università della rete, di una carta specifica, la Alps-Adriatic Rectors’Conference Declaration, in cui si ribadisce l’importanza della condivisione delle informazioni come prodotto principale di ogni attività scientifica». Un altro sforzo significativo è sul versante dell’alta formazione: «Da alcuni anni vengono promossi incontri specifici per i dottorandi e le dottorande degli atenei della rete. Si tratta di vere e proprie conferenze scientifiche in cui possono mettersi alla prova, confrontarsi dal punto di vista scientifico e scambiare esperienze».