L’Università di Trento entra nella rete delle università ad alto tasso di innovazione

Trento 11-04-2019 - Rettorato Sala Stucchi. Lavori di ECIU Board. Nella foto a sx il Rettore Paolo COLLINI e Victor van der Chijs.

L’Università di Trento entra a far parte del consorzio europeo ECIU (The European Consortium of Innovative Universities), una rete che collega tredici università giovani e ad alta intensità di ricerca, accomunate dalla dimensione (medio-piccola), dall’apertura internazionale, dalla qualità e dalla didattica aperta all’innovazione, dall’avere ICT e scienze sociali come punti di forza, dalla connessione con il mondo imprenditoriale.

Si tratta di una rete relativamente giovane – è stata fondata nel 1997 – ma che già si sta accreditando, soprattutto in ambito europeo, per la sua capacità di proporsi come laboratorio di sperimentazione sull’innovazione applicata all’alta formazione e alla ricerca. Del resto, proprio la posizione periferica ha da sempre spinto questi atenei nella capacità di stringere alleanze a livello territoriale e li ha stimolati a investire nell’innovazione e in progetti pilota per sperimentare buone pratiche.

Più dinamici e capaci di fare rete rispetto agli atenei di stampo tradizionale e di dimensioni maggiori, le università della rete ECIU si sono dimostrati capaci di influenzare positivamente il dibattito europeo portando idee e progetti all’avanguardia.

Le università della rete ECIU hanno in comune le dimensioni, la marcata apertura internazionale, la qualità e l’innovazione nella didattica, la forza della ricerca e della didattica nel settore delle ICT e delle scienze sociali, l’innovazione e la connessione con il mondo imprenditoriale. Fanno parte della rete: Aalborg University (Danimarca), Dublin City University (Irlanda), Hamburg University of Technology (Germania), Kaunas University of Technology (Lituania), Linköping University (Svezia), Tampere University (Finlandia), Tecnológico de Monterrey (Messico, unica realtà extraeuropea), The University of Nottingham (Inghilterra), Universitat Autònoma de Barcelona (Spagna), University of Aveiro (Portogallo), University of Stavanger (Norvegia), University of Trento (Italia), University of Twente (Paesi Bassi).

L’Università di Trento, ultima ad entrare in questa rete, ha accolto in questi giorni una serie di riunioni di un tavolo di lavoro specifico sull’alta formazione. Ma il clou della visita sarà oggi, quando proprio in Rettorato sarà in corso la riunione annuale (Executive Board meeting) del consorzio. Una quarantina gli ospiti da tutta Europa, in rappresentanza delle tredici università, che stanno partecipando all’incontro di programmazione e di visione, nel quale saranno prese le decisioni più importanti.

A margine dei lavori è stata organizzata una conferenza stampa con il rettore dell’Ateneo di Trento, Paolo Collini, il prorettore allo sviluppo internazionale Maurizio Marchese e il presidente di ECIU, Victor van der Chijs, presidente dell’Università di Twente. Durante l’incontro il rettore ha illustrato le motivazioni che hanno portato l’Università di Trento a fare parte del consorzio e annunciare le prime attività in programma che riguardano anche Trento.

L’obiettivo principale del consorzio è cambiare il modo di pensare convenzionale in tre ambiti. ECIU intende, innanzitutto, innovare la formazione e la didattica con proposte mirate all’acquisizione di competenze e allo sviluppo di percorsi di alta qualità. Un altro campo d’azione è l’imprenditorialità: il consorzio vuole aumentare l’impatto della ricerca sulla società e favorire una maggiore interazione con l’industria sviluppando una didattica più rispondente ai bisogni dei portatori d’interesse. Terzo ambito: ECIU vuole intervenire nella policy europea e nella ricerca ovvero promuovere azioni congiunte non solo per partecipare a bandi europei per il finanziamento di progetti di ricerca, ma anche per portare il punto di vista delle università nelle istituzioni europee.

Il consorzio opera attraverso una struttura articolata che vede, in ogni ateneo partner, molti gruppi al lavoro su temi specifici, tra personale docente e tecnico-amministrativo. È previsto un potenziamento della mobilità di tutte le componenti (studentesca, docente e tecnica-amministrativa) con la definizione di programmi in grado di rispondere alle particolari esigenze di scambio, anche per brevi periodi, tra le tredici istituzioni.