Gli ultimi colpi con scalpello e martello sono stati dati da una giovane coppia di sposini che Rifugio Al Faggio ha celebrato il proprio matrimonio: poi tutte le otto statue sono state posizionate lungo il sentiero naturalistico della Val di Concei, laterale della Valle di Ledro.

Otto opere volute dall’Associazione Leder Legn per arricchire la proposta del Sentiero Naturalistico di Fondovalle della Val Concei.

Tutte liberamente ispirate alla storia della Fata Gavardina, leggendaria abitante della Val Concei e delle sue sette sorgenti, profondamente legata alle peculiarità naturali della Valle di Ledro e – narra la leggenda – così turbata dal cambiamento di usi e tradizioni dell’era moderna da nascondersi nei suoi antri umidi in attesa che la gente ledrense ritrovi l’atavico legame con la vita di montagna.

Le opere sono state realizzate da undici artisti sotto la supervisione del rinomato maestro Livio Tasin di TennoGiorgio Toniatti, Fabio Bailoni, Mario Ferrari, Silvano Segalla, Filippo Zecchini, Gabriele Simonetti, Mario Brugnoni e Celeste Boeri – che per una settimana hanno lavorato con tutti gli attrezzi del mestiere ogni nel piazzale antistante lo Chalet Rifugio Al Faggio, all’estremità settentrionale della Val Concei.

Le sono opere posizionate all’imbocco del Sentiero Naturalistico di Fondovalle della Val Concei e ieri sono state al centro di una significativa cerimonia di inaugurazione. Come detto sono collocate sul percorso che da Lenzumo risale la vallata, tra pinete e faggete regalando scorci sui panorami e sulla straordinaria biodiversità della Valle di Ledro.

Un territorio di grande pregio e tutelato dall’Unesco con l’inserimento nel progetto Riserva della Biosfera. Come ha spiegato Filippo Zecchini (presidente dell’Associazione Leder Legn) il progetto Fata Gavardina proseguirà anche i prossimi anni per rendere ancora più ricco – storicamente e culturalmente – questo piccolo scrigno naturalistico.

L’associazione Leder Legn è nata tre anni fa racconta Zecchini ed abbiamo voluto organizzare questa prima edizione del Simposio di Scultura per portare un nostro contributo alla Valle di Ledro. Con il mese di ottobre inizierà anche il corso di avvicinamento e di perfezionamento dell’arte di scolpire il legno, grazie al supporto del maestro Livio Tasin.”

“Da parte nostra non può che partire il ringraziamento all’amministrazione comunale per aver accolto la proposta e messo in opera i lavori di predisposizione dei basamenti per le statue. Un grazie al Consorzio turistico per il lavoro di comunicazione, alla Forestale per il legname servito per le opere….”. Ringraziamenti da estendere alla Pro Loco di Concei e al Rifugio Al Faggio, che hanno contribuito alle perfetta riuscita dell’iniziativa.

La leggenda della Fata Gavardina

Viveva in Val di Ledro una fata buona di nome Gavardina. La sua dimora era nelle ampie caverne da cui sgorgano le sette magnifiche sorgenti della Val de Fi, in fondo alla Val Concei. Nessuno l’aveva mai vista, ma parecchi affermavano di aver udito il suo canto melodioso mentre si chinavano a bere l’acqua fresca che sgorgava dalla roccia. La fata Gavardina amava molto la Valle di Ledro e i suoi abitanti. Usciva spesso dalla sua dimora e volava qua e là, invisibile a contemplare i panorami e ad osservare la gente laboriosa. I campi spiccavano nitidi, i prati sui pendii avevano un’erbetta tenera e venivano lavorati e curati. La Fata Gavardina conosceva molto bene i suoi compaesani Ledrensi, si diceva quasi potesse leggerli nel pensiero. Vedeva le gioie che li rallegravano e i dolori che li turbavano.

Fino a quando, ci fu un giorno che cominciò ad avvertire un grande cruccio che era nato nei loro animi: tanti insetti cattivi avevano invaso la valle e si posavano sugli alberi per mangiarne le foglie, facendoli restare nudi, e una volta spostati nel fondovalle scomparivano sottoterra. I Ledrensi erano tristi e a peggiorare la situazione, degli uomini erano venuti a scavare una galleria sotto al lago, e le sue acque si erano abbassate paurosamente.

La fata Gavardina ascoltava i discorsi tristi dei Ledrensi e leggeva i loro pensieri. Avrebbe voluto aiutarli, ma era una fata buona e non aveva il potere di distruggere quegli insetti.

Conosceva però altre fate e maghi e si rivolse al potente mago che viveva nei ghiacciai della vicina Rendena. Il mago delle nevi promise di aiutare Gavardina e i Ledrensi liberandoli dagli insetti cattivi. Cosicchè, egli arrivò, radioso come il sole, e gli insetti sbucarono dalla terra quasi tutti in un giorno e cominciarono ad invadere le piante del fondovalle.

Il mago delle nevi mandò i suoi folletti, che gonfiavano le loro gote e soffiavano fuori una nuvola bianca. Gli insetti cadderò a terra morti. La fata Gavardina guardava ammirata, ma nel frattempo si accorse tristemente che i Ledrensi ormai privati da troppo tempo della loro terra, si stavano abituando ad un altro e diverso stile di vita.

Lavoravano la terra sempre con meno interesse e amore, e non si accorgevano nemmeno se gli insetti cattivi tornavano o meno a infastidire le piante. Gavardina si sentì tanto triste. Vide una Valle di Ledro trasformata. I prati erano invasi da sterpi e cespugli, i campi incolti e i fienili decandenti. Gavardina così fuggì nei suoi antri umidi della Val de Fi. Da quel giorno ancora non si sa se sia viva ancora là dentro. Più nessuno sale lassù a bere alle sette sorgenti e ad ascoltare il suo canto melodioso.

La Fata Gavardina ci ricorda come i nostri avi erano abituati a vivere le montagne Trentine ed il loro legame con la terra, che è stato radicalmente cambiato negli ultimi decenni. Questo può farci tutti un po’ riflettere…