“VERSO MONET”: MOSTRA SULLA PITTURA PAESAGGIO A VERONA

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Dopo l’incredibile successo di “Da Raffaello verso Picasso” alla Basilica Palladiana di Vicenza (273.334 visitatori) e “Da Botticelli a Matisse” alla Gran Guardia di Verona, Marco Goldin si ripresenta nella città scaligera con una mostra sul paesaggio dal Seicento a Monet, sempre alla Gran Guardia dal 26 ottobre al 9 febbraio 2014 .
“Verso Monet” è il titolo scelto dal curatore veneto, incontrastato campione di mostre nelle quali il progetto scientifico e la riflessione critica vengono accuratamente accantonate in favore dell’aura di grandi nomi in grado di richiamare visitatori da ogni dove. E i titoli stessi delle esposizioni chiariscono il concetto meglio di ogni altra cosa.
C’è da dire che quest’ultima mostra presenta un’organicità che quelle citate prima si sognavano: lo sviluppo del tema del paesaggio è certamente meno ostico di quello del ritratto, presentando uno svolgimento sicuramente più lineare e in grado di essere meglio incastonato in un discorso più fluido e sensato.
Si parte dalla rappresentazione della natura idealizzata dalla classicità del Seicento: gli italiani Annibale Carracci, Domenichino e Salvator Rosa, i francesi attivi a Roma Lorrain e Poussin (attivi principalmente a Roma). Da contraltare troviamo la sensibilità fiamminga di Van Ruisdael, Van Goyen e Seghers, che tratta il tema del paesaggio con un minuto realismo attento al dettaglio.
Proseguendo nella sala attigua si arriva al Settecento e alle sue caratteristiche ‘vedute’, che molto devono alla corrente mentalità illuminista per l’idea di resa scientifica ed oggettiva della realtà circostante. I quattro artisti più significativi di questa corrente sono tutti presenti: Vanvitelli, Canaletto (meravigliosa la veduta del bacino di S. Marco proveniente da Boston),Bellotto e Guardi.
Le stanze dedicate all’Ottocento dividono gli artisti nelle principali correnti e scuole di pittura: il romanticismo di Constable, Turner e Friedrich, il realismo della scuola francese di Barbizon con Corot, Millet, Courbet e le molto meno conosciute scuole ungheresi, scandinave e la Hudson River School statunitense.
Un’intera sezione ospita i maggiori esponenti della rivoluzione impressionista che ebbe luogo a Parigi intorno al 1870: Manet, Degas, Renoir, Sisley, Pissarro, Caillebotte. Per diramarsi poi in Cézanne, Van Gogh e Gauguin, ovvero coloro che cercarono di ampliare nelle varie direzioni tale nuovo modo di intendere la natura, anticipando i futuri movimenti del cubismo, espressionismo e primitivismo.
Il pezzo forte della mostra è Monet: sono una ventina le opere arrivate da ogni parte del mondo, comprese le immancabili ninfee e la cattedrale di Rouen, per testimoniare come egli fu l’artista più rappresentativo della corrente impressionista. Corrente che abbracciò totalmente sin dagli inizi e che mai abbandonò, nonostante le ricerche e i lavori di molti artisti più giovani l’avessero ormai ampiamente superata.
Già dal semplice elenco degli artisti ci si può comodamente prefigurare l’ennesimo successo curatoriale di Goldin: un ottimo imprenditore (e non un critico d’arte) che ha dalla sua il merito di soddisfare i desideri del grande pubblico.

Simone Isoli

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