Potenziamento di genere: la violenza e il sessismo brutale nei nuovi media

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Si parla di violenza in questi giorni, a ridosso dell’Attentato di Parigi, in questo contesto è bene parlare anche di comunicazione e di violenza, indiretta, che i Nuovi Media hanno portato, anche all’interno delle nostre case, attraverso i canali dei social network, delle web tv e della pubblicità, con la community a seguito, che è interessata dagli stessi mood. A parlare di violenza e di potenziamento di genere nei Nuovi Media è stata Elena Pavan, presso l’Università di Sociologia di Trento, chiamata a discutere della potenza di un messaggio e della sua ricaduta sul ruolo di genere, che ha questo messaggio.

I Nuovi Media, secondo quanto emerso, sarebbero conniventi nella veicolazione di messaggi a senso unico, rielaborati dalla community e quindi rilanciati arricchendosi in una o in un’altra direzione, per effetto dei grandi numeri, che ancorché pulirsi della carica del pregiudizio e delle categorie predefinite, nella società, rischiano di arrivare a nuove forme di violenza, verso soggetti più deboli, principalmente culturale, ma anche verbale, psicologica, violenza vera e propria.

Tra le diverse forme di violenza la più semplice è quella visiva, proiettiva, per immagini. Per fare un esperimento in fatto di Nuovi Media, dunque, usando una delle immagini targetizzate nella “black list” è stato chiesto a un gruppo di utenti di Facebook, Social Network, di avere un feed back sull’immagine. Gli utenti interessati non sono casuali, bensì persone della stessa società virtuale.

Postata la foto sul web, è stato chiesto di dare un parere a un gruppo di persone che utilizzano internet regolarmente, che hanno postato il loro commento verso suddetta foto. Di seguito quindi vi postiamo quando scritto dagli utenti e poi verifichiamo quanto, secondo le regole del giornalismo, corrisponde alla lettura critica che gli Accademici ne danno.

Antonella Gioia studia Comunicazione e scrive sul web: “Al di là di carnivoro o vegetariano, io penso che la locandina faccia emergere, ancora una volta, la piaga della strumentalizzazione del corpo femminile. Nessuno vietava (a parte il buonsenso) di esporre un braccio o una mano, eppure la scelta (stranamente) è ricaduta sull’organo genitale femminile. Mi stupisco che abbiano tagliato fuori il seno!”

Elena Padovan è una grande amante dei cani e degli animali: “Potrei trovarmi nel piatto un pezzo della sua fidanzata … poco buongusto di sicuro, se lo scopo e’ quello di attirare l’attenzione con una buffonata ci riesce … per il resto non ci vedo un granché….e’ quello che mi viene in mente a prima vista, a me non dà fastidio!”

Michela Sassella è un tecnico della Comunicazione per le Imprese e per il Turismo: “Sicuramente attira l’attenzione ma in tema di marketing è di bassissima lega … non mi evoca un buon ristorante di carne ma un localetto mediocre date le premesse.”

Elena Gobber lavora nel settore della Finanza, Viaggiatrice e Sportiva: “Stranamente non ho pensato a strumentalizzazioni del corpo femminile. Come prima impressione, direi che più che una vera locandina sembra una vignetta, uno scherzo splatter. Sarà che qui in Irlanda è appena finito Halloween e la gente girava con braccia e pezzi di corpi finti in macchina, disegni macabri ovunque: mi è sembrata uno scherzo. Va bene solo per Halloween. Il resto dell’anno per me è da cestinare.”

Grazia Dalla Rosa è mamma e lavora sempre al contatto con la gente: “Io non entrerei nemmeno: pessima pubblicità; ma purtroppo qualche porco e ce ne sono tanti, ci entrerà e riderà pure per la strumentalizzazione della donna. Che ignoranza, che shifo!”

Valentina Canteri è una studentessa che collabora con riviste on line: “Al di là del fatto che le donne possano sentirsi offese (a volte ritengo che si esageri anche in questo: stare sulla difensiva attendendo ogni minimo segno da poter interpretare come maschilismo o strumentalizzazione del corpo donna, non fa che sottolineare la percezione della nostra condizione, ma sottolineo a volte), la ritengo una locandina abominevole. Potrebbe essere uno scherzo di Halloween, giocato sul modo di dire del corpo di una giovane donna e la correlazione alla qualità della carne venduta, sarebbe anche simpatico (non dimentichiamoci dell’autoironia: fa bene alla salute e in certi casi risulta più ad effetto e più producente di una risposta aggressiva), ma se fosse una locandina stabile nel tempo, oltre che ad essere abominevole, non comunica ciò che dovrebbe, distoglie l’attenzione da ciò che sta offrendo (una battuta un po’ squallida o un buon piatto di qualità?), brucia il suo spazio pubblicitario in un nulla. Se io la vedessi passandoci davanti, mi farei quattro risate con gli amici, magari rimarrei un po’ infastidita, ma la supererei e la ricorderei al massimo come la “macelleria cannibal-comica-un po’ abominevole”, senza che mi passasse per l’anti camera del cervello di entrarci.”

Tonio Biasco è un editore di webzine: “Ma è vera? Che coraggio”.

Il fatto curioso di tutto ciò è che l’immagine che abbiamo postato on line fa parte di un seminario elaborato per carpire la percezione della violenza nella comunicazione, tenutosi il 4 novembre scorso; secondo i parametri accademici la violenza, di questa locandina, è molto alta – essa è anche stata utilizzata per una campagna contro la violenza sulle donne.

Una locandina stupida, macabra, uno scherzo, definizioni che significano altro: nel modo di percepire il contatto visivo violento, la soglia può essere più o meno alta, l’autoironia presente o assente, il giudizio, quindi, non unanime.

Personalmente, ad esempio, la percezione “a pelle” di questa foto mi ha riportata a immaginare il mare di Ostia, una donna in costume, negli anni ’50 e la pizza in spiaggia, con la braceria, seppur molto infastidita da quel sangue che cade sul cibo. Scoprendo poi che la trattoria incriminata è proprio di Latina. Quindi, il messaggio, in qualche modo, passa sempre. C’è un filo rosso che lega l’immaginario collettivo e l’adeguamento della comunicazione alla sensibilità è necessario, in un certo senso.

La goliardia, attualmente, in Italia è tenuta sotto controllo dai responsabili della comunicazione, tanto che questa foto è tra quelle indicate per sessismo e per violenza sulle donne, una delle 12 immagini segnalate da Paperblog. Una web rivista molto impegnata nella critica della rete.

Di Martina Cecco

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