Stop violenza sulle donne: le parole per dirlo

Un libro per non vendere la violenza come moda.

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Violenza come tema di interesse? O Violenza come affare vero e proprio? La violenza porta un sacco di soldi, specialmente se in mezzo si mescolano molte forme di disagio e molte peculiarità criminali. Siamo sempre presi a fare i conti della serva – un modo semplice per dire bilancio – e i lettori hanno sempre fatto comodo a tutti: sfruttare i casi di violenza sulle donne fa sempre “centro” e molto spesso diventa un argomento su cui i commenti si sprecano.

Per parlare di violenza senza scivolare nella tragedia social #meetoo che è la parte politicamente corretta del rapporto difficile tra maschi e femmine, esiste un modo giusto, che almeno per la stampa non ha dubbi di interpretazione (non riguarda ancora i social network ma solo la stampa vera e propria).

Il manuale, come riporta il sito Giornaliste.com è stato presentato al Forum delle giornaliste del Mediterraneo: è il nuovo progetto dell’Associazione GiULiA giornaliste, che ha avuto il patrocinio della Fnsi, dell’Usigrai e dell’Inpgi, per promuovere un linguaggio appropriato nei media nei casi di violenza contro le donne, perché le parole non feriscano una seconda volta.

Il manuale, secondo della collana curata da Giulia, era stato illustrato in Montecitorio il 17 novembre scorso alla presenza della presidente Laura Boldrini, che aveva dichiarato: “sono al vostro fianco nella battaglia sul linguaggio”.

L’analisi dei media è a cura della prof. Graziella Priulla, l’uso dell’immagine nel racconto della violenza, il rischio della “doppia vittimizzazione”, le leggi e le norme deontologiche sono a cura di Silvia Garambois e Luisa Betti, giornaliste di GiULiA.

Hanno partecipato con idee e contributi: Marina Cosi, Anna Scalfati, Alessandra Mancuso, Mara Cinquepalmi, Roberta Serdoz, Natalia Lombardo, Barbara Romagnoli, Claudia Stamerra, Alida Castelli, Rosa Leanza, Elisa Di Salvatore, Irene Giacobbe, Marilù Mastrogiovanni, Luisella Seveso.

Il progetto di GiULiA – rete che unisce oltre mille giornaliste in tutta Italia e associazione con rappresentanze territoriali in molte regioni – nasce dalla convinzione che l’informazione può e deve avere un ruolo importante per contrastare la violenza contro le donne: che l’informazione corretta, completa, esaustiva, sia tra le azioni necessarie per porre un freno a questi delitti che rappresentano una sconfitta sociale e culturale per tutti noi, cittadine e cittadini.

Con questo lavoro GiULiA vuole rivendicare fortemente il ruolo e il valore dell’informazione, strumento di cultura che aiuta a sviluppare il senso critico della società e la democrazia dei Paesi, che oggi più che mai passa anche dal rispetto delle donne e della loro dignità.

Il libro è stato inserito nell’Archivio di genere dell’Università di Bari, sezione della biblioteca universitaria dedicata agli studi fatti da e sulle donne e nella Biblioteca di genere della Consigliera di parità della Regione Puglia. E’ dunque a disposizione per la consultazione e il prestito.

“Scrivere di violenza, e di violenza sulle donne, è sempre molto delicato: il rischio di utilizzare stereotipi, di raccontare i fatti “dalla parte di lui”, di giudicare la donna che ha subito violenza per i suoi comportamenti, per la sua storia, per il suo abbigliamento, possono infatti condannarla ad una seconda violenza, quella dei media.

GiULiA giornaliste ha deciso di affrontare questo tema con un progetto multimediale: corsi di formazione, un manuale (con il patrocinio di Fnsi, Usigrai e Inpgi), una app e un sito internet.

Con questo lavoro GiULiA intende rivendicare fortemente il ruolo e il valore dell’informazione, strumento di cultura che aiuta a sviluppare il senso critico della società e la democrazia dei Paesi. Perché la cultura passa anche dal rispetto delle donne e della loro dignità.” Questo è quanto detto da GiuLIA in presentazione del volumetto che contiene – tra l’altro – anche il manifesto e le normative di legge aggiornate al 2017.