1° maggio: hanno fatto il funerale al lavoro

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Primo maggio di festa per il lavoro. Lo si è visto bene a Torino, con gli ormai inevitabili scontri diventati quasi una routine. Ma scontri ci sono stati un po’ ovunque nel mondo, da Parigi dove la sinistra che ha incoronato Macron non sa come gestire i problemi dei lavoratori, sino alla Corea del Sud, quella tanto amata da Trump perché pratica lo sfruttamento dei lavoratori. Persino Mattarella, ed è tutto dire, si è accorto che il lavoro rappresenta un problema. Poco e sottopagato. Per questo bisogna inventarselo, magari trasformandosi in negrieri che recuperano, a pagamento, gli schiavi sulle coste libiche.

Oppure spacciando droga, scippando, chiedendo l’elemosina agli ingressi dei supermercati. Un modo curioso per pagare le pensioni agli anziani italiani. Programmi alternativi? Inesistenti. Le prospettive sono quelle di redditi di povertà, di inclusione, di cittadinanza. Ossia mance che consentano di sopravvivere alla meno peggio. Ma con le cifre proposte non si acquistano prodotti italiani, troppo costosi. E si distrugge ciò che ancora esiste dell’economia italiana che ancora resiste. Intanto, però, bisogna festeggiare il primo maggio.

Obbligando i bambini ad intonare nelle piazze canzoni politicamente corrette, nel l’indifferenza generale. L’importante è che non si parli di disoccupazione, di sfruttamento, di lavoro. Si festeggia per nascondere i problemi. E si marcia sempre meno compatti dietro bandiere che non rappresentano più nulla, dietro a striscioni ipocriti e senza alcun significato. Cortei funebri.

Augusto Grandi