18 milioni di italiani a rischio povertà

Uno sfruttamento che ci riporta all'Ottocento, con la cancellazione dei diritti e dei limiti di orario. È la globalizzazione, bellezza.

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Sono 18 milioni gli italiani a rischio povertà o esclusione sociale. I dati sono dell’Istat e sono in continuo aumento, nonostante i tentativi di dimostrare che le politiche economiche del bugiardissimo e di Gentiloni stiano dando risultati eccezionali.

In fondo, però, il benessere di un Paese non è legato solo al Pil ma anche alla ricchezza o povertà delle famiglie. Non bastano le statistiche dei polli, perché se ci sono 4 polli e 4 persone le statistiche rilevano un pollo a testa anche se a mangiarli è solo uno e gli altri 3 restano a guardare. Così sui media di servizio tutti gongolano quando possono dimostrare che l’export italiano cresce di più, in percentuale ma non in valori assoluti, rispetto a quello tedesco. Ma gli stessa media di servizio sorvolano sul fatto che le retribuzioni medie dei giovani cinesi siano ormai nettamente più elevate rispetto a quelle dei giovani italiani occupati.

E il 40% di giovani italiani disoccupati (perché al 36% ufficiale vanno aggiunti gli sfiduciati che un lavoro non lo cercano più e, dunque, non rientrano nelle statistiche dei disoccupati) non è compreso nei dati. Dunque per l’Italia diventa più facile esportare ma questo non determina benefici reali per chi lavora con salari sempre più bassi ed insufficienti per sopravvivere decentemente.

Effetto meraviglioso dell’invasione, con milioni di stranieri, ormai sono 6 milioni, che hanno determinato una continua svalutazione del lavoro, una rincorsa verso il basso delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro. Uno sfruttamento che ci riporta all’Ottocento, con la cancellazione dei diritti e dei limiti di orario.

È la globalizzazione, bellezza. Peccato che questa globalizzazione abbia portato i giovani cinesi ad essere più ricchi dei giovani italiani. A Pechino l’ascensore sociale permette di salire rispetto alle condizioni dei propri padri, in Italia consente solo la discesa. Non per tutti, evidentemente. Perché se la media delle retribuzioni dei giovani italiani è precipitata a poco più di 800 euro, quando solo pochi anni orsono ci si preoccupava per la “generazione mille euro”, significa che qualcuno continua a guadagnare bene mentre molti altri devono vivere con 400 euro. E la mancia del bugiardissimo non cambia la situazione.

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