Trump come Roosevelt: “Riportare in vita la riforma Steagall-Glass”

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Trump come Roosevelt. Il primo Repubblicano, il secondo Democratico, ma con un unico obiettivo comune: ristabilire, grazie al ripristino della Steagall Glass (legge emanata nel 1933 da parte del Congresso degli Stati Uniti, in risposta alla terribile crisi finanziaria del 1929 che mise in ginocchio l’America) il controllo sulla speculazione finanziaria. 

Questo dunque sarebbe l’obiettivo prossimo del Presidente Donald Trump, come dichiarato da La Verità, il quale sembra avere le idee chiare sulle riforme da attuare: dopo le numerose promesse fatte in campagna elettorale, Trump sta ora mantenendo i suoi impegni, con importanti risvolti pratici – e numerose polemiche mosse da parte di coloro i quali non si sono mai dichiarati suoi sostenitori – sul piano politico, economico e sociale.

Questa volta però, proprio la sua ultima proposta in merito al ripristino del Glass-Steagall Act, potrebbe temporaneamente mettere d’accordo tutti quanti. Già, perché sarebbe, come sostenuto da diversi critici e analisti, la più grande rivoluzione economica degli ultimi cinquant’anni, in grado di porre fine a quel mondo fittizio della finanza troppo spesso governato da avidi speculatori e “giocatori di borsa” privi di interesse per il bene comune. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il ripristino della legge di Glass-Steagall – come l’italiana legge Beneduce – attuata nei programmi del New Deal da Roosevelt per proteggere l’economia reale dalle bolle speculative, in una chiara e netta distinzione tra banche commerciali e banche di investimento, è stata più volte chiesta a gran voce principalmente dal fronte democratico ma, di fatto, non è mai stata riattuata.

Dalla grande crisi finanziaria del 2008 ad oggi, come sostenuto da numerosi economisti, il “peccato originale” alla radice della grave depressione americana, in grado di manifestarsi attraverso il suo crac finanziario, è da attribuirsi proprio all’abolizione del Glass-Steagall Act, avvenuto sotto la presidenza Clinton.

Dopotutto, venendo meno il controllo di possibili conflitti d’interesse tra le differenti banche, – concedendo la possibilità agli istituti di credito di operare in un mercato di borsa con movimenti volutamente speculativi – si è ampliata la possibilità di creare quella destabilizzazione dell’economia reale, che ha portato al verificarsi di ciò che tutti noi oggi conosciamo e al conseguente sentimento anti-Wall Street che ancora oggi si respira tra la gente.

Un sentimento comune, che già lo scorso 26 ottobre, Donald Trump aveva intravisto nei suoi comizi, prim’ancora di poter attuare le sue riforme e che ora ha dichiarato di voler rispettare. Impedire dunque il “confondersi” di banche commerciali e banche di investimento, che si differenziano per natura e scopo, sarebbe il primo passo per impedire che l’economia reale possa nuovamente essere esposta al pericolo di eventi negativi prettamente finanziari, così come già avvenuto.

Lo smantellamento da parte di Trump delle politiche “pro-finanza“, promosse da Clinton e Obama e definite dallo stesso “un disastro”, potrebbero apparire scomode ai più, ma certamente risolutive in termini pratici. Lo stesso Trump si era d’altronde già espresso, quando era ancora in corsa per la presidenza alla Casa Bianca, dichiarando: “Le politiche dei Clinton ci hanno portato la recessione finanziariaattraverso l’abrogazione di Glass-Steagall, la promozione dei prestiti sub-prime, e il blocco delle riforme di Fannie e Freddie. (ndr: le agenzie federali per i mutui). E’ tempo di una Glass-Steagall per il 21mo secolo…”. 

Detto, fatto: le banche di credito americane da oggi potrebbero concedere solo mutui e acquistare titoli di stato o obbligazioni di aziende americane – solo su richiesta del cliente – e verrebbe impedito loro di affiliarsi a società coinvolte nell’investment banking; con il conseguente ritorno dall’economia fittizia all’economia reale (mica male per un business man accusato di capirci ben poco di politica). 

Dopotutto in merito si erano espresse le stesse istituzioni europee, le quali avevano già suggerito, grazie al Likaneen Report, “la necessità di una separazione legale tra pratiche commerciali e di investimento”. Anch’esse mai ascoltate al cospetto di interessi ben più grandi.

Forse serviva un Presidente Americano “populista” e che parlasse alla masse per far applicare l’inapplicabile. Una svolta senza doppi giochi, pensata (sì, questa volta) al bene comune. Che “Make America Great Again” sia, allora.

Giuseppe Papalia