La flat tax e il suo costo economico e politico

Al di là delle invasioni, un tema fondamentale dell’imminente campagna elettorale riguarderà la flat tax, la tassa piatta con una sola aliquota. Forse al 25%, forse di meno o di più. Ma comunque con un limite molto più basso rispetto all’insopportabile peso fiscale attuale. I sedicenti grandi esperti sostengono che non è proponibile perché la costituzione italiana prevede la progressività del furto di Stato. Grandi esperti di questioni costituzionali, indubbiamente, ma tutti sordi e ciechi di fronte a proposte che non conoscono. Perché la proposta di flat tax è accompagnata da livelli variabili di esenzioni, e di minori servizi gratuiti per chi ha redditi più elevati, che rendono comunque progressiva la tassazione, dunque perfettamente rispondente alla logica costituzionale. Il problema, quindi, non è la costituzionalità ma la sostenibilità di una tassa unica al 25%.

È evidente che lo Stato incasserebbe molto di meno rispetto ad ora. E la logica attuale di risparmi legati alla revisione della spesa non è assolutamente in grado di far fronte ai minori introiti. Dunque serve ridurre la presenza dello Stato. Meno dipendenti pubblici e tutti pensano, inevitabilmente, all’esercito di operai forestali nullafacenti in alcune regioni. Operai forestali, non corpo forestale fatto confluire nei carabinieri. È vero che si tratta di una assurdità e di una spesa ingiusta ed insostenibile, ma cancellare questi posti di non lavoro creerebbe un esercito di disoccupati posto a carico dell’assistenza pubblica. Perché questo Paese non è in grado di creare nuove opportunità di impiego utile e retribuito. Oppure si possono aumentare i prezzi dei biglietti del treno, coprendo una quota maggiore dei costi reali ed evitando che siano le Regioni a mettere i soldi.

Ma questo influirebbe pesantemente sui redditi dei pendolari e penalizzerebbe anche il turismo di chi preferisce non utilizzare l’auto. Lo stesso vale per il trasporto pubblico locale. Aumenterebbe l’inquinamento per ridurre la maggior spesa personale per bus e tram. O si rinuncerebbe a curarsi adeguatamente per non affrontare i maggiori costi sanitari. Ma un Paese di ammalati non può essere competitivo sotto nessun fronte. D’altra parte è evidente che troppo spesso la spesa pubblica non solo è improduttiva ma è semplicemente uno spreco, magari per favorire gli amici o i soliti noti. E allora forse è più giusto che le tasse siano legate al territorio, in modo che i cittadini possano rendersi conto di sprechi e favoritismi.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 377 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".