CARLO VICHI OVVERO ADRIANO OLIVETTI DELLE TELEVISIONI

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A Milano, in Via Ugo Tommei 5, nel lontano 1945 sorgeva una piccola attività di costruzione e assemblando di semplici apparecchi radio che, sotto l’attenta sorveglianza del fondatore Carlo Vichi, produceva i primi apparecchi a modulazione di frequenza (F.M.). Verso la fine degli anni 50 la televisione è ormai una realtà affermata e alle industrie del settore viene imposto il raddoppio dell’attività, nasce così, sempre a Milano, il primo vero e proprio stabilimento Mivar (Milano Vichi Apparecchi Radio) con a carico ben 400 dipendenti, destinati ben presto a raddoppiare negli anni successivi.

Verso la fine degli anni ottanta la grande svolta. Consapevoli delle elevate potenzialità del mercato in espansione e della solida componente finanziaria, fu messo in porto un progetto titanico con la costruzione ad Abbiategrasso di un moderno stabilimento produttivo su un’area di 120.000 m² con parcheggi, elevata viabilità e massima organizzazione produttiva, definita un “gioiello unico” anche dalla concorrenza straniera. Alla vigilia del 2000 Mivar è leader indiscussa nel mercato italiano dei televisori, arrivando ad una una quota del 35%.

Poi il crollo degli ultimi anni, a partire dal 2005, nonostante la grande dedizione, impegno e passione di Vichi, la concorrenza spietata di coreani turchi e giapponesi, i debiti, forse la lentezza nell’adeguarsi ad uno scenario economico mondiale in continuo cambiamento e la carenza di elasticità, portano ad un lento ma graduale declino. L’agonia che trascina in cassa integrazione gran parte del personale, dura fino a Dicembre 2013 quando la proprietà Mivar decide di sospendere definitivamente la produzione.

Il patrono fondatore Carlo Vichi oggi ha 90 anni e con il grande spirito patriottico e altruista che ha sempre caratterizzato la sua gestione, ormai spesso dimenticato dai cinici Manager odierni, si rivolge al pubblico ed annuncia: “Se una società di provata serietà accetta di fare televisori in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo, ma chiedo che assuma milleduecento italiani, abbiatensi, milanesi. Questo chiedo. Veder sorridere di nuovo la mia gente”.

“Molti pensavano che con i risparmi mi facessi una casa” aggiunge. “Ma io ho fatto questo, immaginando tanta gente muoversi e che mi sorridesse”.
Parole che commuovono e lasciano di stucco, ma che purtroppo non hanno riscosso lo sperato seguito dai media e dalla classe politica Italiana che pare sia rimasta indifferente o quasi alla provocazione.
Con lo sconforto ed il diffuso scetticismo nella crescita che dilaga in un periodo di congiuntura economica non facile come quello odierno, purtroppo sta scomparendo anche lo spirito unitario nazionale e con esso anche la ricerca dell’eccellenza, la voglia di innovazione e l’apertura alle novità che ha caratterizzato il nostro paese nel mondo.
Per questo Vichi,conscio della situazione , si rivolge principalmente a società straniere per la possibile cessione della sua Mivar, restando però irremovibile sulle assunzioni: solo manodopera Italiana.

Luca Bazzanella

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