DOPO 15 ANNI DI CENTROSINISTRA IL TRENTINO DEVE TORNARE A CRESCERE

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Dopo 15 anni il Trentino deve tornare a crescere, e può farlo solo puntando sulla competitività: delle imprese, del lavoro, dei giovani, della pubblica amministrazione, insomma del territorio nel suo complesso. Un esempio per tutti? Le agevolazioni fiscali per le imprese: se il Governo Renzi mette sul piatto 40 milioni di euro, la manovra della Provincia sull’Irap ne aggiunge altri 120, portando il totale a 160 milioni. “Un impatto quadruplicato – sottolinea il presidente della Provincia Ugo Rossi, nell’esaminare con la Giunta le proposte della manovra di Bilancio 2015, che saranno oggetto nei prossimi giorni anche di una serie di confronti con le parti sociali – . Dobbiamo tornare a crescere, e possiamo farlo solo con azioni specifiche e mirate. Come quella destinata ai nostri studenti che con il Piano straordinario per l’apprendimento delle lingue avranno quella marcia in più ormai irrinunciabile. Dobbiamo anche risparmiare, naturalmente, ridurre la spesa corrente, e al tempo stesso essere più efficienti”. Sanità, scuola, università, capitale umano, saranno salvaguardati, assicura però il presidente, che ricorda la grande attenzione posta nei confronti delle famiglie e di chi ha più bisogno, con oltre 120 milioni garantiti dagli enti del settore pubblico in sostegni, incentivi e agevolazioni su canoni e tariffe”.
Riorientare le risorse per concentrarle sull’obiettivo crescita potrà comportare delle compartecipazioni alle spese di alcuni servizi: “Ma secondo il principio di equità e solidarietà – precisa Rossi – che non graverà sui redditi bassi perché in ogni buona famiglia, nei momenti difficili, ciascuno deve dare secondo le proprie possibilità”.
Per questo la manovra prevede anche un intervento sul fronte dei costi della politica, con una riduzione mirata degli stipendi della dirigenza, in tutti i settori dell’amministrazione compresa la sanità, in una logica direttamente proporzionale alle posizioni apicali. Il tutto affiancato alle misure già avviate in passato sul fronte della decisa riduzione delle spese discrezionali (- 86%) e di rappresentanza (- 82%).

La manovra che sta prendendo corpo parte anzitutto dalla consapevolezza di un quadro macroeconomico che mostra un andamento del PIL del tutto insufficiente. Ecco perché è necessario che la “bussola”, che in un certo senso la nostra finanziaria rappresenta, punti con decisione sulla crescita del prodotto interno lordo provinciale, in particolare:

– utilizzando le competenze sui tributi propri provinciali non solo come strumento per integrare le risorse ma anche quale fattore di competitività territoriale per attrarre nuove imprese e per stimolare quelle già presenti a fare nuovi investimenti;
– intervenendo sugli attuali assetti di spesa, selezionando ad esempio gli investimenti che meglio sostengono lo sviluppo del territorio e la competitività delle imprese, in tutti gli ambiti (industriale, agricolo, turistico, culturale, cooperativo e così via). Parliamo anche di investimenti “immateriali”, rivolti alle risorse umane, che comprendono formazione, lingue straniere, competenze manageriali, capacità di approcciare i mercati esteri.

Puntare sullo sviluppo significa naturalmente rilanciare il lavoro. Fra le azioni previste nella manovra, l’anticipo del reddito di attivazione – rispetto al panorama nazionale – che permetterà una razionalizzazione degli interventi a valere sul reddito di garanzia oltre che un miglior raccordo con le politiche attive e passive del lavoro, e una revisione delle politiche del Progettone.
Oltre al versante industriale, come abbiamo detto, la manovra non trascura l’agricoltura, altra risorsa fondamentale dell’economia trentina: le risorse saranno impiegate per migliorare la competitività delle aziende agricole e favorire la loro diversificazione, assicurando il ricambio generazionale e stimolando l’approccio collettivo sia agli investimenti che alla gestione del territorio. Lo stesso dicasi per il turismo, la cultura e l’ambiente, che oltre al loro valore intrinseco sono anche fattori di competitività imprescindibile.


Coniugare efficienza e risparmi è anche un obiettivo della riforma delle Comunità, chiamate ad una logica di programmazione e investimento sui territori in un’ottica sovracomunale e non dispersa. Al tempo stesso si faranno sentire gli effetti della maggiore autonomia finanziaria degli enti locali e dell’azzeramento dei debiti contemplato dal Patto di garanzia.
Sugli investimenti, si sconta il duplice effetto del calo delle risorse e degli impegni già assunti in passato sul versante delle opere pubbliche, a cui si farà fronte anche incentivando il parternariato pubblico-privato. Ciò, in attesa che si esauriscano gli effetti degli impegni presi e che la ripresa finalmente decolli. Nel 2018, inoltre, spariranno i vincoli del Patto di Stabilità e si potranno quindi riutilizzare le risorse rimaste inutilizzate, mentre calerà anche il peso degli accantonamenti.
“Il flusso degli investimenti riprenderà dal 2018 – conferma Rossi – mentre per ora dobbiamo mettere in sicurezza quanto già deciso. Il nostro impegno deve andare nella direzione di costruire un territorio più competitivo e amico delle imprese, utilizzando tutti gli strumenti di cui disponiamo, l’Irap, la fiscalità, le cablature, e spingendo al massimo il pedale dell’efficienza”.
Le risorse disponibili consentono comunque di realizzare, nel triennio 2015-2017, lavori e manutenzioni straordinarie alle opere pubbliche per un importo complessivo pari a circa 100 milioni di euro annui a cui si aggiungono quelli degli enti locali stimabili in altri 100 milioni.

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