Chi ha paura della Via della Seta?

Tutti indignati per l’immobilismo del governo sulla questione Tav. Tutti indignati per la velocità con cui il governo si è inserito nel grande progetto euroasiatico della Via della Seta ferroviaria.

Insomma, l’ordine di scuderia per i media di servizio è di scatenare la guerra per la realizzazione di un tunnel di pochi chilometri tra Italia e Francia e di scatenare un’altra guerra per impedire che le aziende italiane siano impegnate nella più grande opera infrastrutturale mondiale e che non si limiterà alle ferrovie ma coinvolgerà anche i porti e gli scali aerei.

Se su queste posizioni ci fossero solo i vari partiti politici, non sarebbe neppure il caso di perder tempo a commentare. L’opposizione, in Italia, non fa proposte alternative ma si limita a sparare sul governo. Poi, però, entrano in campo altri protagonisti. Gli Stati Uniti, innanzitutto. Pronti a strangolare l’Europa con dazi ed imposizioni, ma pronti a vietare ogni apertura e commercio verso Russia e Cina. Soprattutto la Cina, in questo caso, perché è suo il progetto della nuova Via della Seta.

E poi gli euro cialtroni che non vogliono una iniziativa autonoma dell’Italia in ambito internazionale. Già, perché le iniziative francesi in Africa contro gli interessi italiani sono state concordate. O forse no? Senza dimenticare che altri Paesi europei hanno già aderito al progetto cinese che in Italia è sostenuto da Michele Geraci (nella foto), sottosegretario alle Attività produttive.

Infine non va trascurato l’atteggiamento dei predatori italiani. Impegnati a frignare per i 50mila posti di lavoro a rischio se non si realizza la Tav (senza precisare la nazionalità dei lavoratori), ma muti di fronte alla prospettiva di grandi commesse e di un numero nettamente superiore di occupati in relazione alla Via della Seta.

Geraci ha chiarito che non si venderanno ai cinesi i gioielli di famiglia italiani, ma si offrirà la possibilità di investire in nuove iniziative. Trieste potrebbe essere la prima beneficiaria, tra porto e collegamenti ferroviari con l’Oriente. Ma il sottosegretario, in alcuni interventi sulla rivista Il Nodo di Gordio, aveva anche illustrato le opportunità di vendere in Cina i prodotti italiani.

Perché, allora, questa freddezza dei predatori? Forse perché è più comodo ottenere commesse pubbliche dal governo piuttosto di mettersi in competizione internazionale per ottenere lavori legati alla Via della Seta. Forse perché una linea euroasiatica con treni veloci smaschererebbe l’ipocrisia di chi, in Italia, non ha mai fatto viaggiare le merci sull’alta velocità. Forse perché aprire un collegamento rapido con la Cina e con tutta l’Asia farebbe emergere chiaramente l’incapacità imprenditoriale di troppi industriali italiani.

Geraci, che è uomo di cultura, pensa alla Via della Seta e ricorda l’intraprendenza di Marco Polo e dei mercanti veneziani. Ma invece di Marco Polo e della Serenissima si ritrova di fronte Boccia e Confindustria. E non è un passo avanti.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 361 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".