COMUNITA’ DI VALLE: CANCELLARLE PER RAZIONALIZZARE

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Un passo indietro sulle Comunità di Valle è quello che nella giornata di ieri l’Assessore Carlo Daldoss ha esplicitato in Consiglio Provinciale, congelando gli ex UPT (Unione per il Trentino) e gli esponenti del PD (Partito Democratico) che le Comunità di Valle le hanno istituite.

Da tempo il problema della valutazione dei costi delle impalcature politiche trentine, dove vi sono piccoli Comuni e molte realtà locali, richiedono un’attenzione particolare: sacrificare il piccolo per il grande o creare gruppi cooperativi di enti pubblici locali (Comuni) per recuperare coesione politica?

Se da una parte la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle non hanno dubbi sul da farsi, anche Progetto Trentino, Fratelli d’Italia, la destra in generale plaudono a questa ipotesi, che ormai viene accettata anche da buona parte degli autonomisti, stante le prime dichiarazioni a caldo su questa opportunità di razionalizzazione.

Allora quale sarebbe il problema: a conti fatti da una parte i soldi spesi per la loro istituzione e dall’altra la riconversione dei servizi per l’unione dei Comuni.

Un “effetto domino” per una partita importantissima che politicamente tende a riunificare il Trentino.

Le Comunità di Valle da tempo erano nell’occhio di politici e non, per la loro peculiarità tutta diplomatica, insomma in quanto trampolino di lancio per la politica, come del resto sono in genere questi grandi organismi di potere, ma in buona parte sotto-impiegate, a scapito dei piccoli Comuni che sono la priorità da risolvere, con i loro deficit e i servizi da dare a tutti, per un territorio frammentato come quello Alpino.

La battaglia tra partiti e persone, che ha portato ad avere queste “start-up” della politica locale, di cui anche Consorzi e Fondazioni sono parte attiva, ora si trova a un bivio, in cui a farla da padrona è il portafoglio, logorato, svuotato e reso piccino dalla crisi economica internazionale. Del resto tutti sono coscienti che per la politica serve un curriculum e la nostra Provincia non è manca di queste opportunità. A discapito del servizio vero e proprio, o comunque parallelamente al servizio.

Se le Comunità di Valle saranno quindi destituite, come auspicano in molti, potremmo già dire quasi la maggioranza, a guadagnarne saranno quindi gli enti inferiori, che potranno riunirsi in diversa forma, mentre non ci saranno cambiamenti per la Provincia, con la cui delega alle Comunità di Valle e ai Comuni, noti come enti locali, non dovrebbe che sgravarne la spesa.

Nei prossimi giorni quindi la proposta di ieri sarà al centro di un tema scottante e determinante per la futura politica del Trentino, che attualmente subisce i danni di politiche mirate e poco unitarie, che con la crisi economica non potranno essere mantenute tali.

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