Ferrari, Brambilla (IU): ” L’Italia non è per imprese”, Borghezio (LN): “Gli investitori non sono …”

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“Conta poco che Ferrari abbia scelto di quotarsi a New York come primo mercato e che la quotazione secondaria a Milano sembri più che altro un contentino per il Paese che ha sostenuto a lungo il gruppo Fiat nei momenti di crisi, che dal prezzo di collocamento il titolo abbia perso il 10%, che Ferrari, come il gruppo Fiat Chrysler Automobiles, abbia spostato la sede in Olanda per non assoggettare le plusvalenze derivanti dalla quotazione della società al fisco italiano. Per Renzi l’importante è non farsi scappare un’opportunità di propaganda e la scusa per un selfie ed un hashtag”. A denunciarlo, in un articolo pubblicato sul sito di Italia Unica, è Massimo Brambilla, membro della direzione nazionale.

”Il punto è che il nostro Paese continua ad essere poco attraente per chi vuole fare impresa. Mentre si sprecano 20 miliardi di Euro all’anno tra un Jobs Act che non crea né stabilizza occupazione e 80 euro che ignorano le vere emergenze sociali del Paese. La delega fiscale rimane tra le occasioni perse del Governo, con l’unica notabile esclusione della manciata di gruppi con ricavi superiori a 10 miliardi di euro a cui viene riservato l’interpello preventivo. Lo stesso vale per le liberalizzazioni dei servizi e la riforma della giustizia tributaria. E l’EXPO che avrebbe potuto essere una opportunità concreta di investimenti per gli investitori internazionali, si è ridotto a poco più che un costosissimo parco divertimenti temporaneo (nella speranza che Sala si degni di rispondere alle domande di Corrado Passera che chiede di capire quanto sia realmente costato EXPO agli italiani). L’Italia continua a non essere un Paese per le imprese”.

“La motivazione del non brillante successo della quotazione a Piazza Affari della Ferrari non è difficile da capire, tant’è che persino un Renzi potrebbe farcela, se non fosse quel fans acritico di Marchionne…
La verità, nuda e cruda, è che la Ferrari, dopo il recente spolpamento da parte della Fiat, non vale certo più, come prima, 8 miliardi di euro, ma molto, molto meno – tuona Mario Borghezio, della Lega Nord, dal Parlamento europeo – Marchionne, con la bella trovata di cambiarne il nome in RACE, forse pensava di farlo dimenticare, ma gli investitori – a differenza di Renzi – non sono c…..oni!”

 

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