Festival economia, Ministro Tria: investimenti e protezione sociale

Al teatro Sociale un inizio festival sulla stagnazione

Inizio “con il botto” per il Festival dell’Economia 2019, che al Teatro Sociale ha visto un serrato dialogo fra il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria e Olivier Blanchard, docente di Economia al MIT, già consigliere economico e direttore del Dipartimento Ricerca del FMI, stimolato dalle domande incalzanti del commentatore economico di Bloomberg e de La Repubblica, Ferdinando Giugliano. I temi affrontati hanno riguardato soprattutto l’inquadramento della situazione economica italiana nel contesto europee, la fiducia degli investitori, l’opportunità degli investimenti pubblici, la pressione fiscale. “L’Italia è affidabile, è la terza economia dell’Europa” ha detto Tria “Prevediamo che per il 2019 raggiungeremo gli obiettivi concordati con la Commissione Europea e il deficit sarà inferiore a quello delle previsioni, senza la necessità di alcuna manovra correttiva” ha precisato il ministro.

Come dovranno cambiare le politiche europee è stata la questione al centro dell’incontro: sono necessari meno vincoli e più indipendenza dei singoli stati, anche secondo Blanchard, che ha vestito i panni di un “dittatore benevolo” che intende rimettere in capo a ciascuna nazione la responsabilità di decidere, intervenendo “nelle situazioni di irresponsabilità”.

La sfida per il ministro Tria è convincere i mercati che l’azione di Governo dell’Italia è sulla linea della prudenza, per non creare un clima di incertezza che rischia di far aumentare i tassi di interesse. Secondo Blanchard, infatti, l’urgenza non è tanto la riduzione del debito, quanto piuttosto non spaventare gli investitori. Una tesi condivisa da Tria, che rilancia la necessità di una politica macroeconomica a livello europeo, che punti alla crescita di tutti i Paesi: la loro interconnessione richiede politiche adeguate. “I veri sovranisti sono i Paesi del nord” ha commentato il ministro, ricordando la paralisi decisionale che in questo momento deve essere sbloccata, al di là delle alleanze ipotizzabili fra l’Italia e altri Paesi. La vera catastrofe, secondo Blanchard è che l’austerità ha ridotto gli investimenti pubblici. Spendere di più in questo settore è anche l’opinione di Tria, che ha ribadito la necessità di investire in istruzione, in tecnologia, in competitività, in una linea comune che renda l’intera Unione più forte, per sfuggire alla morsa di Stati Uniti e Cina e che guardi con attenzione alla protezione sociale, un tema molto rilevante e che non interessa certamente soltanto l’Italia. Dalle domande del pubblico è emerso un richiamo al futuro delle giovani generazioni, alle quali non va lasciato “un capitale fisico, umano e sociale deteriorato” come ha detto il ministro sul finire dell’incontro. Riguardo alle politiche fiscali sempre il ministro Tria ha osservato che di fatto in Europa non si fanno e che il consolidamento fiscale rapido non gode della fiducia degli investitori, che guardano piuttosto alla crescita. Infine un cenno all’opportunità degli aiuti di Stato: “Ci vuole pragmatismo, servono regole che consentano discrezionalità” ha osservato Tria, affiancato da Blanchard, per il quale mantenere in vita una banca è cosa migliore che farla fallire, con le conseguenze disastrose che porta con sé un tale esito.