Festival economia: UBI ovvero Reddito Universale di Base

Nella prima mattinata di oggi 31 maggio al Festival Economia di Trento 2019 si sono discusse tematiche al centro dell’attenzione anche in Italia a titolo politico ma specialmente economico ed umano. Una tematica riguarda il Reddito di Cittadinanza, che in questa sede è stato definito Reddito Universale di Base, introdotto da Tito Boeri, con Hilary Hoynes che parla dei temi di Alan Krueger.

“L’economista deve essere umile e deve presentare i dati nella sua evidenza empirica” scrive Krueger, per cui servono ed è possibile su quasi tutti i temi avere evidenze empiriche per istituire un dialogo con i politici, ha spiegato Tito Boeri.

“Un UBI avrebbe dovuto risolvere dei problemi, è la soluzione giusta? – ha detto la Hoynes, che insegna politiche pubbliche ed economia – Prima di tutto per risolvere un problema, nelle economie avanzate, è necessario averlo definito”. Secondo la professoressa si è osservata una tendenza verso il basso nella partecipazione nel mercato del lavoro in USA e in sotto occupazione maschile nei paesi OCSE. “UBI è una rete di tutela sociale ampliata sia a chi lavora che a chi non lavora, questa è una caratteristica saliente in USA; esso viene corrisposto a tutti, anche a coloro che guadagnano molto, non dipende dal reddito, a meno che il reddito non sia altissimo; è esteso a tutti i gruppi di età anche i pensionati. In questo senso si parla di universalità demografica, ma in realtà non è così in quanto – spiega dopo – anche se il livello è abbastanza elevato per consentire di vivere oltre la soglia di povertà è di base, la prestazione è in denaro, ma alcune persone non riescono ad accedere per la burocrazia. UBI non corrisponde a cibo e alloggi o voucher, ma in soldi.”
“Se tutti i maggiorenni avessero realmente il UBI però 3/4 dei costi della prevvidenza USA sarebbero coperti da questi costi, che corrisponde a 3 trilioni di dollari. Si tratta di una misura costosissima. In realtà non è proprio così. Vengono ridotte gradualmente alcune categorie di persone verso un programma di reddito minimo garantito, che non è universale, perché la strategia superiore è quella di diminuire un UBI”.

“UBI non è un sostituto del welfare, perché la rete di sicurezza sociale si occupa di chi è più povero, mentre allargando il tutto e diminuendo le prestazioni i più poveri sarebbero svantaggiati. La popolazione che ha più assistenza sono disabili e anziani, meno i poveri veri e propri seppure con figli” ha detto la professoressa.
“Un UBI non ha quindi un senso a prescindere dalla Rete di protezione sociale, riducendo la generosità del programma, svantaggiando le classi più deboli della società”.
“In Italia un UBI di 500 euro al mese sarebbe di 6 mila euro annui per 50 milioni di persone maggiorenni, 300 miliardi di euro annui, che sarebbe il 20% del PIL. Molto di più della spesa delle pensioni, ovviamente non è il Reddito di Cittadinanza italiano”. Ha detto.

Universal Credit, un sistema per abbassare le spese dello Stato, che viene applicato nel Regno Unito, sembra essere un sistema logorante per far desistere le persone a riceverlo e attualmente si sta lavorando per aumentare la prestazione, perché al momento chi è più miserabile non riesce ad ottenerlo.” Le spese sono controllate completamente dal Governo.

I paesi OCSE che hanno emergenza lavoro e emergenza povertà e disoccupazione sono parecchi e una quindicina hanno deciso di iniziare politiche di sussidi economici. “Non esistono esempi di UBI al di là dei progetti pilota, ma esistono delle Nazioni che hanno messo in atto in USA alcuni programmi pilota, per esempio per i poverissimi o in Finlandia solo per coloro che sono disoccupati. Si tratta di esempi assolutamente mirati.