FLAVIO TABANELLI: “LA BCE SULL’ORLO DI UNA NUOVA BOLLA SPECULATIVA”

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Modena, 10 ottobre 2014. All’arrivo a Medolla (Mo), il Presidente del Consiglio, oltre che dalle contestazioni da parte dei numerosi lavoratori della Fiom e alcuni attivisti del M5S, è stato accolto dai cartelli del “Movimento Solidarietà” indicanti le ricette per uscire dalla crisi e per ricostruire l’Emilia, cuore pulsante e locomotiva dell’economia italiana, devastata dal sisma del 2012 e ancora con molte ferite aperte.

Portavoce  del “Movimento di Solidarietà” è Flavio Tabanelli, docente di Fisica e Matematica presso il Liceo Giovanni Pico di Mirandola (Mo).  Autore di diversi articoli come “Prodi, ovvero del fallimento degli economisti” per Arianna Editrice e “Nessun sacrificio! Separare le banche e salvare la scuola”, è da diversi anni promotore di questa “lotta politica e ideologica”. 

Ha così risposto ad alcune domande del “Secolo Trentino”, che ha voluto intervistarlo, per capire la situazione:

Perché siete qui a protestare oggi in veste di manifestanti?

«Beh, protestai anche quando venne Napolitano due anni fa, subito dopo il terremoto. Volevo dimostrare che, se abbiamo il coraggio politico di separare le banche con la misura che stabilì Roosevelt nel 1933, con la famosa legge Glass-Steagall, faremmo qualcosa di buono.Una chiara risposta alla crisi, proprio come quella del 29′. Chi specula e fallisce, deve essere cancellato dal registro delle imprese».

Mi pare di capire -osservando i suoi cartelli- che lei è in disaccordo con un modello di Banca centralizzata. Un esempio chiaro potrebbe essere la BCE. Cosa ne pensa delle imposizioni fiscali al quale paesi in difficoltà, come Italia, Grecia, Spagna, Francia, sono soggetti per il rientro del deficit pubblico? Quanti sacrifici occorreranno ancora?

«Il problema è che il criterio di bene comune, non ispira più l’azione politica e nemmeno quella finanziaria. La BCE non è più in grado di intervenire come si dovrebbe, in quanto dispone di un mandato limitato. Un mandato che vorrebbero ampliare per centralizzare le politiche fiscali, ma essenzialmente, l’unica vera politica che ha adottato è stata quella di stampare denaro. E fin quando serve per introdurlo in una ipotetica economia reale è giusto come ragionamento, ma io credo sia l’inizio di una nuova “bolla speculativa” come nel 2007-2008».

Per ritornare al discorso Renzi e alle sue manovre, sopratutto in tema economico, è d’accordo con quello che il suo governo ha fatto dall’inizio del suo mandato, fino ad ora?

«Per quanto mi riguarda, ha portato avanti manovre a mio avviso insufficienti,”occupando” la popolazione a preoccuparsi di questioni secondarie come la Riforma del Senato o lo stesso Jobs Act, che non incede su quasi nulla in termini macro-economici. Esistono sette disegni di legge in Parlamento, con Camera e Senato che chiedono anch’essi una separazione bancaria, ma chissà perché rimangono nel cassetto. Ci sono cose più importanti per far ripartire l’economia nazionale.Il rischio di continuare a salvare banche prossime al fallimento e a difendere speculatori legalizzati porterà ad una politica errata, proprio come quella adottata dalla Grecia. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Azzardando una domanda sull’Europa unita,sotto un punto di vista monetario, si trova in disaccordo con questa “politica” adottata?

« Questa non è l’Europa che avevano pensato i padri fondatori quando l’hanno creata. C’è stato uno snaturamento in senso monetarista dell’unità Europea. Noi, siamo perché la civiltà e il popolo Europeo sia tutelato, quello che oggi l’Europa non sta facendo,basti guardare alla Grecia, sempre più soggetta a “massacri” economici. Come la Spagna, il Portogallo e anche noi, anche se siano ancora molto indietro rispetto ad alcune situazioni. In realtà, si stanno negando le basi di una ipotetica civiltà europea, anche sotto un punto di vista monetarista. Sopratutto da quando nel trattato di Maastricht si vietò agli stati nazionali di immettere credito diretto».

Criticare l’Euro ed eventualmente uscire da questa “politica monetaria”, secondo lei potrebbe essere una soluzione?

«Oggi, siamo arrivati al paradosso per cui chi critica l’Euro in Italia, è considerato uno di estrema destra, mentre in Ucraina o in altri paesi, chi ha voluto fare determinate proposte è stato appoggiato dal suo stesso Governo. Anche se questi erano di gruppi neo-nazisti. Un paradosso dei paradossi. ».

A proposito di destra e di sinistra, cosa pensa di questo allineamento del centrodestra al centrosinistra?

«E’ un palesamento di tendenze che c’era anche prima, fin dalla fine del crollo del comunismo, in quanto le sinistre si sono date al liberismo, in quella unificazione di tendenze. E’ quasi chiaro l’intento di modificare determinati assetti, in quel gioco secondo cui “la democrazia oggi è un qualcosa che costa troppo”. Volendo porre una domanda provocatoria; Una volta venivano a studiarci da fuori, basti pensare alla cassa del mezzogiorno, all’Eni, il miracolo del boom economico. Com’era il sistema istituzionale? C’erano cose che non andavano, certo, ma non è cambiando una regoluccia – ndr. Riforma del Senato – che risolveremo i nostri problemi.».

 Giuseppe Papalia

 

 

 

 

 

 

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