A pochi giorni dalla dipartita dell’ex AD di FCA Sergio Marchionne, si sono manifestati giudizi contrastanti sulla sua persona: chi lo addita come evasore e delocalizzatore, chi lo esalta per le sue doti manageriali. Se da un lato troviamo per lo più opinioni e giudizi personali, spesso privi di fondamenta, dall’altro troviamo ciò che è oggettivo e insindacabile. Infatti, a confermare le abilità dell’ex manager e la bontà della sua gestione per il gruppo Fiat ci sono i numeri.

Marchionne viene nominato amministratore delegato del Gruppo Fiat il 1 giugno 2004, quando il fatturato societario ammontava a 47 miliardi di euro. Ad oggi, il fatturato è pari a 141 miliardi di euro. Non solo, si è anche passati da una perdita di 1,5 miliardi del 2004 a un utile netto di 4,4 miliardi di euro, da una capitalizzazione di 5,5 miliardi a una di ben 60 miliardi di euro. Dati alla mano, sulla qualità della gestione c’è molto poco da obiettare.

Ma quali sono state le strategie che hanno permesso al dirigente italiano di maturare questa esponenziale crescita?

Sicuramente pilastri fondamentali della sua gestione sono stati il contenimento dei costi e una serie di acquisizioni e cessioni tattiche.

Come già anticipato, i primissimi anni della nuova gestione hanno consentito al Gruppo Fiat il ritorno ad un utile di esercizio. Ma emblematico è l’anno 2008: come sappiamo, l’enorme crisi scoppiata negli USA e diffusasi a macchia d’olio a livello globale ha dato il via ad una recessione economica che, tra l’altro, ha colpito in maniera consistente il settore automotive. Eppure, nonostante ciò, Fiat ha registrato un utile record di 3,4 miliardi.

Ma le crisi insegnano anche un’altra cosa, ovvero che più si è grandi e forti e più si ha probabilità di sopravvivere. E’ per questo che nel quinquennio 2010-2014 viene avviato un iter di partecipazione di Fiat nel gruppo Chrysler, per dare così vita al gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA), con successiva quotazione sia presso la Borsa di New York sia presso la Borsa di Milano.

Inoltre, prima del completamento di questa strategia di acquisizione, viene anche effettuato una sorta di “restyling” del gruppo Fiat, che prevede lo scorporo delle attività agricole, industriali e powertrain, che confluiranno nella nuova Fiat Industrial, e la contestuale creazione di Fiat S.p.A. che si occuperà della gestione del settore auto, componentistica, sistemi di produzione ed editoria.

Marchionne lascia così in eredità al nuovo AD Michael Manley un gruppo rinnovato e solido. Tuttavia, proprio nel giorno della sua morte, l’uscita della trimestrale del gruppo causa un crollo del titolo in Borsa del 15,5%, poiché se da un lato è stato raggiunto l’obiettivo di azzeramento totale del debito industriale, dall’altro sono state tagliate le stime sui ricavi, previsti tra i 115 e i 118 miliardi nel corrente anno contro i 125 miliardi stimati in precedenza. Si prospettano quindi momenti di alta volatilità per il titolo in Borsa, che comunque non stupisce eccessivamente considerando gli eventi di questi ultimi giorni.

Ora, se il gruppo FCA può sembrare grande e se i suoi numeri possono sembrare mostruosi, va sottolineato che esso è solo una tessera del puzzle patrimoniale della famiglia Agnelli, formato dalla holding Exor N.V.

La Exor è una società controllata dagli Agnelli con sede legale ad Amsterdam, che realizza investimenti di lungo termine in società globali. La società, con una capitalizzazione di oltre 23 miliardi di dollari, riassume tutti gli investimenti di questa famiglia e della sua storia imprenditoriale che dura da oltre un secolo.

Ma veniamo ad oggi. Exor è attualmente azionista di maggioranza relativa di FCA (29,16%), Ferrari (23,5%) e CNH Industrial (26,95%), azienda multinazionale produttrice di macchine per l’agricoltura e le costruzioni, veicoli industriali e commerciali, autobus e mezzi speciali, propulsori per applicazioni marine. E’ inoltre azionista di maggioranza assoluta di Juventus (63,77%) e PartnerRe (100%), società che fornisce servizi alle compagnie di assicurazione. Infine, mediante la sua holding lussemburghese Exor S.A., detiene partecipazioni nel The Economist (43,4%), Almacantar (38,3%), società che opera nel mercato immobiliare londinese e ora incorporata in PartnerRe, Gruppo l’Espresso (5%) e Gruppo Banca Leonardo (16,51%).

Tirando le somme, possiamo semplicemente soffermarci a dire che Exor è oggi la ventesima società al mondo per fatturato e la prima in Italia.

Non sorprende, quindi, che le famiglie imprenditoriali Agnelli-Elkann abbiano deciso di affidare le sorti del gruppo Fiat ad un uomo come Sergio Marchionne, che ricalca in maniera superba la figura del leader, con qualità e abilità degne di nota, come la capacità di restare al passo con un ritmo di innovazione incalzante, un’ottica sempre improntata al futuro ma anche, soprattutto, il sapersi mettere in gioco, a volte con scelte poco ortodosse che attirano una pioggia di critiche e che, per forza di cose, capitano durante la lunga vita di un gruppo come questo.

Un uomo, dunque, capace di inserirsi perfettamente in un’ottica imprenditoriale olistica come quella della famiglia Agnelli, dove tutte le componenti si muovono sinergicamente, pur facendolo a modo suo, con uno stile manageriale che gli è proprio, quasi emblematicamente riassumibile nel suo modo di vestire più semplice, ma comunque ad effetto.