Spesso ci si lamenta dello scarso “potere” che il popolo ha nelle decisioni quotidiane riguardanti la sovranità monetaria e l’interesse nazionale. Evidentemente non si sentono dello stesso avviso i nostri “vicini” svizzeri, chiamati alle urne per un referendum che segnerà, qualora dovesse vincere il “si”, una svolta nella gestione economica aurea del denaro svizzero.

L’oggetto del contendere è infatti la detenzione del 20% delle riserve della Banca Centrale Svizzera sotto forma di lingotti d’oro, il che consentirebbe al franco svizzero di aumentare il proprio valore, essendo basato sul biondo metallo, e di conseguenza il potere d’acquisto e l’abbassamento del costo della vita per i cittadini.

 

La particolarità di questo referendum non risiede tanto nella possibilità di effettuare questo referendum (la Svizzera è nota per un sistema democratico profondamente radicato, nel quale il referendum è uno strumento, e non un ostacolo), quanto nella diversità sociale dei componenti dei due schieramenti: a favore del sì vi sono infatti le classi sociali meno abbienti, che vedono in questa riforma una possibilità per aumentare la qualità della vita; a favore del no vi sono invece i grandi investitori, i quali ritengono che un franco forte porterebbe a una riduzione delle esportazioni e di conseguenza un calo vistoso delle proprie azioni.

Il voto assume così un aspetto decisamente “sociale”, più che politico. Ma l’aspetto ancor più interessante è l’effetto domino che questo referendum potrebbe creare: molte economie occidentali (tra cui quella americana) basano l’economia sulle azioni di una parte ristretta della società e assai difficilmente sulla qualità della vita: un cambiamento così netto da parte di uno stato decisamente “libertario” dal punto di vista economico-fiscale come la Svizzera potrebbe dare il via a una lunga serie di richieste, da parte dei cittadini, di “imitazione” del possibile nuovo modello svizzero.

 

In sostanza, non si tratta solo di un referendum in stile “Robin Hood”, ossia rubare ai ricchi per dare ai poveri; si tratta di mandare un messaggio chiaro agli economisti occidentali, di stabilire una nuova soluzione alla crisi, una nuova possibilità di cambiamento economico. O quantomeno, un’ipotesi su cui riflettere. Lasciando prima la parola ai cittadini svizzeri, che si confermano ancora liberi nello scegliere il loro destino.

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