Il silenzio servile dei giornalisti di Sinistra sullo scandalo banche

0
47

Sulla rete, nel web, spopolano le notizie, gli articoli e inevitabilmente le battute sul fallimento di alcune banche, sul decreto che Matteo Renzi ha varato per salvarne quattro, sulle imbarazzanti parentele di Maria Elena Boschi. Non occorre essere finanzieri o banchieri per afferrare il nocciolo della questione e capire ciò che realmente è accaduto. Alcune banche in sofferenza, anzi, sull’orlo del disastro, prima di oltrepassare il limite, hanno costruito e venduto – dietro pressioni asfissianti dei loro dipendenti – ai rispettivi risparmiatori obbligazioni rischiosissime. Il fine, probabilmente, era quello di fare cassa ed evitare il fallimento degli istituti; ma il risultato è che gli istituti sono saltati per aria lo stesso, trascinando nel baratro decine di migliaia di piccoli risparmiatori. Qualcuno ora dice: chi specula, però, dovrebbe sapere cosa rischia. E non ha tutti i torti. Il difficile è considerare speculatore chi, magari dopo una vita di sacrifici, ha messo da parte 150/200 mila euro. I vecchi 300/400 milioni di lire, con la differenza che 150 milioni non valgono affatto – in termini di potere di acquisto e di risparmio – i 300 milioni di allora e che, rispetto sempre ad allora, non basta tenerli nel conto corrente per evitare che si svalutino ulteriormente. Ma non di questo si vuole qui parlare. Altro aspetto della questione, è che di Renzi – e  non solo a sinistra – si sente ancora parlare in termini positivi, qua e là, nelle strade e nei bar. Magari, dalla stessa gente che s’improvvisava fine leguleio – gridando allo scandalo per il conflitto d’interessi -, quando al governo c’era Silvio Berlusconi e discettando sulle regole delle rogatorie, senza nemmeno sapere, in realtà, anche il semplice significato del termine. A fronte della rapina compiuta ai danni dei correntisti di quelle banche, con la mancata vigilanza, e dei contribuenti, col decreto salva-banche-degli-amici, verrebbe da tagliare corto, in un ipotetico dialogo con gli italiani: se parlate ancora bene di uno che vi rapina, allora, tutto sommato, meritate d’essere rapinati. Ma non di questo si vuole qui parlare. Di cosa, allora, si vuol, discutere? Di tutte quelle teste di cazzo – le parolacce, in un articolo, sono sempre un brutto modo d’esprimersi, ma mai come in questo caso non è possibile altra definizione – che, fino a qualche anno fa, imperversano su ogni canale e in ogni trasmissione con la loro satira anti-Silvio, accusato di fare solo i suoi interessi, interrompendosi in questa attività giusto per il tempo che dedicava a signorine avvenenti e compiacenti, nel novero delle quali erano ricomprese – anzi, elencate tra le primissime – le donne ministro del suo esecutivo, le parlamentari del suo gruppo, le dirigenti di Forza Italia. Tutte troie, tutte puttane da pochi spicci, derise e canzonate con questi esatti termini, senza giri di parole. Ecco – con l’unica eccezione di Maurizio Crozza, al quale va riconosciuto il merito di non aver dovuto aspettare lo scandalo Banca Etruria, per suggerire con le sue gag quali potessero essere i reali meriti della Boschi o di Marianna Madia -, tutte queste teste di caso ora tacciono o, per lo meno, trattano l’argomento col contagocce e con moltissima cautela. E dire che di una ministro notevole solo per l’aspetto e così impelagata in una porcheria finanziaria come quella del decreto-salva-banche non se ne erano viste mai. Risulta a qualcuno, per esempio, che qualche figlio o figlia di deputato forzista, però attore o attrice di sinistra, stia preparando una versione renziana delCaimano, magari allestendo una sceneggiatura con le interviste e la viva voce dei truffati? No, c’è certamente altro di cui occuparsi. Magari, del pericolo Marine Le Pen che, comunque la si pensi, riguarda poco o niente l’Italia. Insomma, altro che artisti, magari vittime di chissà quale editto: olo servi, utili idioti della Sinistra che, siccome adesso è la Sinistra a comandare – e, quindi, forse, a pagare anche meglio e più di prima -, sono diventati tutti improvvisamente muti. Tradendo, appunto, la loro unica, reale natura: quella di teste di cazzo.

Massimiliano Mazzanti

Comments

comments