Imprese locali o multinazionali? In realtà servono tutte e due

Come possono città e regioni attrarre più investimenti di imprese multinazionali? E quando riescono, qual è l’impatto sullo sviluppo locale? Più lavoro, capitali e tecnologia? O più incertezza e concorrenza per le imprese locali? Ne hanno parlato oggi al Festival, Peter Bodin, amministratore delegato di Grant Thornton International, Mauro Casotto di Trentino Sviluppo e Licia Mattioli, imprenditrice e vicepresidente di Confindustria, introdotti da Giorgio Barba Navaretti.

“E’ molto difficile – ha detto Navaretti in apertura –  che gli investimenti diretti non vadano in aree avanzate, dove ci sono già molti investimenti e non in aree depresse. C’è chiaramente un’enorme diversità nella capacità di attrarre investimenti fra i diversi Paesi. Il tema fondamentale in Europa – ha aggiunto – sarebbe quello di avere politiche comuni, soprattutto in campo fiscale, nei confronti delle imprese”.

In Trentino – ha spiegato Casotto – la storia della presenza delle multinazionali è tendenzialmente positiva, soprattutto fino agli ultimi decenni del secolo scorso. Hanno portato investimenti, lavoro e frenato l’emigrazione. Poi negli anni ’80 del alcune hanno cominciato ad andarsene e abbiamo allora dovuto rivedere le nostre politiche di incentivazione. L’obiettivo, oggi, è quello di creare le condizioni affinché le imprese si inseriscano bene nel territorio. Abbiamo, quindi, puntato sullo sviluppo delle tecnologie e sulla ricerca industriale e adesso abbiamo aziende importanti, ma più piccole, il 55% di quelle a capitale straniero vengono dalla Germania”.

“E’ chiaro a tutti – ha detto Peter Bodin – quanto sia cambiato il mondo negli ultimi anni. Ci sono grandissime problematiche, come i cambiamenti climatici e molte sfide aperte, che a mio giudizio possono essere anche delle grandi opportunità per le imprese. Pensiamo ad esempio allo sviluppo di tecnologie che ci permetteranno di risolvere i problemi ambientali. Vendendo alla domanda posta dalla conferenza, Bodin ha evidenziato che non bisogna scegliere fra imprese locali o internazionali, non sono in antitesi, abbiamo bisogno di entrambi. L’importante è che il business sia sostenibile. Nei prossimi anni, secondo le previsioni, – ha aggiunto – cresceranno di più le imprese di medie dimensioni che possono diventare internazionali grazie alla tecnologia. La globalizzazione fa bene alle imprese, ma deve essere responsabile e portata avanti correttamente. Ogni economia che si chiude – ha concluso – e si ripiega su se stessa è destinata a fallire, le economie devono aprirsi”.

“In Italia ci sono 14.660 imprese a capitale straniero, che rappresentano il 14% degli investimenti complessivi – ha esordito Licia Mattioli. Spesso abbiamo un’immagine di multinazionali predatorie, ma non è così. Hanno portato in Italia moltissimo, interagendo con le peculiarità del territorio. Certo, ci sono stati casi negativi, è vero, ma la maggioranza sono casi di successo che rimangono e crescono. Mancano multinazionali che arrivano e partono da zero, perché il nostro Paese è complicato per chi fa impresa, a cominciare dalla mancanza di certezza sulle norme. Tuttavia abbiamo fortissime capacità attrattive e le multinazionali portano lavoro di filiera, portano welfare e sostenibilità. Certo, – ha concluso – dobbiamo fare molto di più”.   

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