E L’INFLAZIONE CONTINUA A SCENDERE NELL’EUROZONA

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Scende ancora l’inflazione a Settembre nell’area euro toccando l’indice minimo di 0,3% dopo lo 0,4% di Agosto. L’Italia, intanto, permane nello stato di deflazione toccando il -0,2% dopo il -0,1% di Agosto. Si attendono i dati di ottobre i quali, però, difficilmente invertiranno la tendenza.

Aumenta il rischio che la deflazione diventi strutturale perdendo le sue caratteristiche contingenti. Ciò fa paura al mercato, ad esempio, paesi come il Giappone hanno vissuto un grande periodo di stagnazione a causa della deflazione prima citata.

Lo stesso Draghi, in una recente nota, mette in luce che la possibilità di un’ulteriore crisi dell’Eurozona è alta, avvisando i governi a compiere altre riforme prima di Dicembre, consapevole del pessimo dato dell’inflazione la quale è molto importante ai fini della comprensione dell’andamento economico.

Anche Standard&Poor’s lancia l’allarme facendo notare che in Italia, Spagna, Belgio e Grecia la deflazione potrebbe ”portare ad una propensione al risparmio ancora più alta” così da accelerare il processo deflattivo. Essa farebbe diminuire i consumi così da determinare un’ulteriore abbassamento dei prezzi.

Standard & Poor’s stima che un +1% di spesa tedesca spingerebbe il Pil dei tre Paesi soltanto dello 0,1 o 0,2%. Soluzione la quale dipende da Berlino che deprime i consumi interni indebolendo gli altri partner europei.

I timori del mercato derivano anche dal fatto che l’abbassamento dei potenziali di crescita dei singoli paesi renderebbe difficile un recupero dell’inflazione nel breve-medio termine così da rendere stagnante l’economia conducendola in una spirale deflazionistica.

Le stime, quindi, non sono positive: sia una svalutazione della moneta unica che, favorendo le esportazioni risolleverebbe le sorti dell’economia,  sia una politica più espansiva da parte della Germania potrebbero, insieme, rendere meno tortuoso il recupero economico, occupazionale e, quindi, anche la tanto voluta riduzione del decifit che presuppone la crescita; ma nel caso della prima ipotesi, per ora, non sembra che l’ euro abbia raggiunto un valore soddisfacente.

Tra le nazioni con bassa inflazione o in deflazione l’Italia è la più fragile in quanto presenta molti problemi  strutturali ai quali si aggiunge il pessimo dato del Pil, ancora negativo, la bassa crescita che dovrebbe realizzarsi nel 2015 non basterebbe ai fini di un ritorno al fisiologico andamento del mercato.

Clemente Maurizio

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