L’Italia ha già usato negli anni ’80 i minibot

Sul finire degli anni ’70 la zecca di Stato non riusciva a coniare monete sufficienti: le banche risolsero il problema stampando i “miniassegni”, foglietti del valore facciale di 50/100 lire che, come i gettoni telefonici, venivano accettati al posto degli spiccioli. I “miniassegni” portavano il nome della banca che li avrebbe garantiti, le banche accettarono di cambiarli e circolarono per alcuni anni. 

Analoga funzione di superamento di un momento di necessità dovrebbero avere i “minibot”, documenti cartacei simili a banconote emessi dallo Stato a fronte di suoi debiti, che lo stesso Stato accetterebbe per il pagamento di somme dovutegli, ad esempio per il pagamento di tasse. Tali documenti sarebbero delle attestazioni dello Stato che questi ha un debito verso un cittadino o un ente (es: un rimborso per eccedenza di pagamento d’imposta, credito IVA ecc). Lo Stato rilascerebbe questi “certificati” al creditore corrispondenti al suo credito e questi potrebbe ripagare allo Stato medesimo delle imposte dovute mediante analogo importo in “minibot”, in pratica conguagliando un debito del contribuente con un debito dello Stato.

E’ chiaro che se lo Stato “paga” a qualcuno i suoi debiti con “minibot”, questo qualcuno si trova a migliorare la sua liquidità perché non dovrà versare contante per il pagamento di imposte successive, oppure potrà cedere i “minibot” residui a un terzo a valore nominale perché possano servire a costui per pagare delle imposte. I “minibot” sarebbero di taglio più o meno come le attuali banconote, potrebbero circolare solo in Italia, la loro accettazione sarebbe facoltativa e non avrebbero scadenza, pertanto avrebbero validità immediatamente dall’emissione per il noto principio giuridico quod sine die debetur statim debetur. 

Il progetto ha sollevato critiche, in particolare dagli europeisti. 
Tuttavia per sgattaiolare dalle pastoie dell’euro la Germania ha già coniato una moneta da 5 euro, non esistente nella monetazione ufficiale, con circolazione solo sul suo territorio, una specie di minibot sui generis, e la Francia ha emesso dei franchi per le ex colonie con i quali ha schiavizzato vari Stati africani modificando la sua liquidità. 

E’ chiaro che il “minibot” non è una moneta legale, ma un buono del tesoro né più né meno di quelli che sta già emettendo con importi e caratteristiche differenti. La sua adozione sbloccherebbe l’ingente massa di denaro dovuta dallo Stato ai contribuenti, i quali si vedono pagati dopo troppi anni, con una boccata di ossigeno per l’economia mediante la risultante liberazione di denaro liquido. Per lo Stato sarebbe un movimento a saldo zero, in quanto l’emissione dei “minibot” farebbe diminuire corrispondentemente il suo debito verso i cittadini.