LO STATO STA PERDENDO LA SUA SOVRANITA’?

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L’attuale crisi economica dimostra che non siamo in grado di mantenere la sovranità nazionale e soddisfare le esigenze democratiche in un’economia globalizzata.

La crisi che ha colpito dapprima gli Stati Uniti d’America per un’errata gestione del mercato immobiliare finanziario, che ha colpito successivamente i paesi europei entrati nell’Unione con superficiali riforme per poi dilagare in tutti i paesi dell’Occidente, ha dimostrato come la barriera dello Stato-nazione nato dopo la pace di Vestfalia si stia piano piano deteriorando.

La crisi economica nata negli USA è sorta poichè il mercato immobiliare era rapidamente cresciuto e poche persone avevano la possibilità di acquistare casa senza l’utilizzo di mutui. Le banche, allora, decisero di dare prestiti anche a coloro che non avrebbero potuto restituire il denaro ad un tasso però notevolmente più svantaggioso. La situazione divenne presto drammatica: banche statunitensi imbottite dei cosiddetti mutui subprime rischiavano il fallimento ma continuavano nel frattempo ad offrire sul mercato questi tipi di mutui, convinte che la teoria del “too big to fail” (troppo grandi per fallire) le avrebbe salvate dalla bancarotta grazie all’intervento dello stato americano. Il governo decise però di non aiutare questi istituti di credito lasciandoli così al fallimento. La crisi si espanse oltre l’oceano, colpì dapprima i paesi denominati PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) per poi dilagare nei paesi limitrofi.

Le barriere dello stato non hanno minimamente potuto opporsi alla crisi che ha colpito, seppur in maniera diversa, tutte le classi sociali. Ecco allora che la domanda è lecita: lo stato così come lo abbiamo conosciuto sarà destinato a cambiare ed evolversi? Dobbiamo forse dare più potere ad istituzioni sovranazionali, quale ad esempio l’Unione Europea, per poter esercitare un maggior controllo e una maggiore forza nei confronti di situazioni simili a queste? Non dobbiamo però dimenticare un altro problema fondamentale: se diamo ancora maggiori poteri all’Unione, è lecito forse pensare che non riusciremo a salvaguardare la nostra cultura, le nostre radici e il nostro orgoglio di esser parte integrante di una nazione?

La perdita della sovranità statuale non si nota però solo dalla crisi ma anche, ad esempio, dal commercio divenuto oramai mondiale. Migliaia e migliaia di imprese producono in uno stato, assemblano in un altro e commerciano in altri ancora. Il tutto con legislazioni differenti da paese a paese, situazione che crea certamente vantaggi ma anche innumerevoli svantaggi dato che legislazioni disomogenee possono spesso creare contrasti normativi.

La globalizzazione ci porta allora a riflettere anche su un altro punto: se diamo maggiori poteri ad istituzioni come l’Unione Europea, se sosteniamo che in alcuni settori di produzione e commercializzazione dei prodotti ci debba essere una certa uniformità legislativa, non dobbiamo allora riformare il sistema democratico odierno per dare più voce a chi ci rappresenta a livello sovranazionale?

Tanti interrogativi a cui difficilmente potremmo dare una risposta. Ai posteri l’ardua sentenza.

Luca Erbifori

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