LO STRAZIANTE ISOLAMENTO DELLE PMI

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“Lo Stato deve garantire il suo appoggio” affinché possano le imprese cambiare il paese: è questo il proposito dei governi il quale , purtroppo, non si traduce in fatti concreti in quanto le imprese italiane rimangono sempre più sole e lo Stato , dall’ ente che avrebbe dovuto appoggiare la proprietà privata, è divenuto un oberante peso il cui costo non si traduce neanche nei servizi che almeno teoricamente dovrebbe  offrire. Il risultato è una competizione sbilanciata a favore  delle imprese straniere le quali possono godere dell’ aiuto delle  istituzioni del proprio paese in merito alla conduzione  della propria azienda.

Sole, senza che nessuno porga ad esse il minimo aiuto, collassano sempre più mentre lo Stato prende parte agli affari solo quando deve ricevere: se deve dare qualcosa, è già un miracolo se dopo 100 giorni qualche spicciolo  sia finito nelle tasche dell’ imprenditore che ha avuto la sfortunata idea di aver credito nei confronti  dello stesso.

Le sovrastrutture sociali divengono sempre più alienanti al punto tale da perdere qualsiasi contatto coi governati .Eppure l’ economia prospera proprio quando vi è un rapporto stretto e amicale tra le istituzioni e gli imprenditori i quali investono in un paese proprio nella consapevolezza di avere uno Stato che li appoggi, cosa che non sembra accadere in Italia. I problemi economici , quindi, derivanti dalla crisi devono essere analizzati avendo a riferimento sempre la costante disorganizzazione italiana alla quale si aggiunge un’ Europa anch’ essa distante dal popolo peggiorando la già endemica situazione drammatica dello stivale.

L’ Unione è di per sé un’ altra sovrastruttura che ha pesato sia fiscalmente sia in merito alla poca rappresentanza che essa offre ai votanti sugli imprenditori che combattono contro politiche imposte dall’ alto senza che alcuna consultazione sia stata a priori fatta in merito: è palese che mi riferisca all’ austerity la quale da nessuno appartenente alla classe degli imprenditori era voluta ma comunque è stata arbitrariamente applicata, in barba al principio secondo il quale  scelte tanto influenti dovrebbero presupporre un coinvolgimento popolare .

Il risultato di tutte queste variabili è stato il lento affievolirsi della classe media ,isolata e senza più nessuno che la rappresenti, in un’ angosciosa agonia il cui dolore non è stato ancora pienamente espresso dai giornali i quali , citando freddi e pallidi dati, non sono riusciti a carpire l’ essenza dell’ isolamento delle Pmi.

Perché ad essere colpiti non sono stati di certo  i grandi capitalisti(quelli non si toccano!) ma  le piccole aziende familiari che non hanno potuto fare appello ad un’ istituzione che ne difendesse i diritti, travolte da politiche da queste stesse non volute e involontariamente estraniante dal contesto locale in cui erano nate per poi essere arbitrariamente immesse a loro svantaggio in dinamiche di più ampia portata.

Ma questo è il destino dei fragili e piccoli imprenditori  in un mondo nel quale i forti spadroneggiano senza che nessuno ne contenga il potere: nella guerra del mercato   poche , in effetti, sono le regole che contano in quanto l’ importante è l’ imporsi sullo stesso  anche al  prezzo di sacrificare le piccole realtà.

Clemente Maurizio

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