L’ORSO E LA CRISI ECONOMICA

0
20

Gli orsi erano necessari? La domanda che in piena fase di plateau economico internazionale si fanno i cittadini, interrogati in merito alle vicende correlate al reinserimento dell’orso in Trentino è sempre questa. Quali le reali necessità e quali gli sprechi, per un investimento molto costoso che a seguito del progetto finanziato Life Ursus si fanno sempre meno incisive rispetto alla necessità di altri servizi per la cittadinanza.

Che l’ambiente sia una prerogativa è un dato di fanno unanimemente riconosciuto, che i reinserimenti di tipicità animali e gli adattamenti alle situazioni di emergenza che questi procurano siano impegnativi ed onerosi non è da poco.
Viviamo in un tempo in cui famiglie di operai sono sul limite del tracollo economico famigliare, centri di accoglienza e centri per la distribuzione di alimenti ai poveri incrementano da due anni la domanda, giorno dopo giorno, mentre il nostro territorio si impegna su vicende di tutto rispetto ma del tutto secondarie alle priorità politiche e amministrative.

Torna alla ribalta il progetto Life Ursus per il risvolto che la primavera porta con sé, risveglio degli orsi coincide infatti con adattamenti e provvedimenti per la difesa del bestiame e per la protezione degli allevamenti. Poco importa se esistono fondi di risarcimento per le vittime di razzia e di sterminio del bestiame, quando il problema è creato dalla stessa amministrazione che deve provvedere a ricompensare il maltolto.
Si tratta di ambiguità e di perplessità, che nonostante tutto fanno pensare, non solo i politici. Per primi ad allarmarsi i Consiglieri della Lega Nord Maurizio Fugatti e Claudio Civettini, interpellati dai proprietari di allevamenti, preoccupati per la stagione prossima in arrivo, ma anche la società civile, che si sente chiamata in causa.

Poi la cittadinanza: è un fatto incomprensibile che per la Spending Review grandi aziende come l’Azienda Sanitaria o le Scuole debbano rinunciare a stampa di referti e fotocopie, invio lettere e comunicazioni via posta, con plauso per l’ambiente, per rimanere in tema, ma con penalizzazione ad esempio dei servizi postali e di segreteria. Come è grave che si debba spostare l’asticella per i medicinali e le visite a pagamento per le persone, mentre con fondi affini si pensa pagare veterinari per campagne di vaccini, a installare collari, costruire recinti per animali selvatici ma in costretta cattività, portare alimento, non presente naturalmente, per forzare la natura a una storica presenza che non ha più senso di esistere in Trentino. C’è da riflettere.

 

Comments

comments