Niente “Concorsone” per insegnanti. Si procederà alla stabilizzazione dei supplenti

Niente concorsone per docenti così come sperato da molti laureandi o neolaureati in lettere e materie legate all’insegnamento. Si procederà (come trapelato da una inchiesta di Repubblica.it) con tutta probabilità con l’assunzione di supplenti che con tutta probabilità dovranno aspettare le stabilizzazioni che nei prossimi mesi, o addirittura anni, verranno organizzati dal Ministero dell’istruzione. Saranno quarantamila i docenti che andranno in pensione, entro il 31 agosto prossimo. Fin qui, non è prevista alcuna sostituzione. Poco più di ventiduemila insegnanti (esattamente 22.197) lasceranno in anticipo grazie a Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi), ma nessun precario entrerà al loro posto.

Il sistema informatico del Miur (Sidi) al 29 maggio scorso aveva censito 17.614 posti vuoti nell’organico di fatto, ma nessuno di questi sarà offerto ai precari: non è prevista immissione in ruolo di chi già lavora attraverso le supplenze annuali. Sulla questione, emersa il 12 luglio in un incontro del ministero con i sindacati, è intervenuto il Partito Democratico con un’interrogazione parlamentare che lamenta il proliferare del fenomeno delle supplenze e non assicura il corretto avvio del prossimo anno scolastico. 

Per metà settembre, avvio del “2019-2020”, si attendono almeno 170 mila docenti precari, pari a un quinto dell’intero corpo insegnante. Nell’anno appena concluso gli annunci del ministro Marco Bussetti – “avremo ottantamila supplenti nelle nostre scuole” – sono stati superati di 15 mila unità (95 mila precari è il conteggio della Cgil). A questi vanno aggiunti i 40 mila pensionati non sostituiti, appunto. E, ancora, su 58.627 docenti il cui ingresso in ruolo è già stato approvato dal ministero delle Finanze, oltre la metà non sarà reperita per mancanza di candidati (nelle discipline scientifiche, per esempio). 

Il vero problema di questo ricambio generazionale riguarda la stabilizzazione degli storici precari i quali con difficoltà possono accettare un concorso che metta in discussione il loro percorso lavorativo.

Da qui la soluzione che sembra esser stata adottata dal Ministro: un concorso riservato ai precari con 36 mesi di servizio. Una soluzione logica che alla fine privilegia chi è entrato nel mondo della scuola ed è adatto a svolgere il ruolo dell’insegnante senza dover giocoforza diventare insegnante senza alcuna formazione sul campo.