PATRIMONIALE: STATO VS COMUNI

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Non sarà facile per l’attuale Governo riprendere il controllo pacifico sulla situazione che si è andata creando nel paese rispetto ai
contribuenti sulla patrimoniale. In questi giorni infatti si stanno muovendo anche i sindacati, a difesa di quella che era stata definita
come una garanzia che al cittadino che possiede la prima casa non sarebbe stata inviata la cedola per il saldo IMU del 2013.

Siamo a ridosso del mese di dicembre e per la cronaca va detto che entro la metà del mese il Governo è tenuto a deliberare, al
momento siamo in una situazione debitoria formalmente, mentre a parole la promessa era stata della cancellazione a saldo.
Il presidente di ANCI, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, Piero Fassino si trova ora a dover fare i conti con le casse dei
Comuni d’Italia, che con la patrimoniale possono decidere come chiudere il Bilancio.

I conti della serva che le Amministrazioni Comunali si trovano a fare sono definiti dalle utenze, servizi e costi che vanno a
caricamento vista la sostituzione della Patrimoniale sugli immobili, IMU, che rimane come parte definita dal servizio: fermo
restando che se la deliberazione governativa non arriva il rischio è quello di raddoppi e rimborsi, dove a perdere saranno i Comuni
dove i servizi hanno riscossione diretta, come dire che chi paga ed è bravo, o rimborsa o ci perderà.

La rata cancellata dal Decreto detto di Stabilità non ha trovato ancora una risposta nella nuoca imposta i cui costi potranno quindi
finire ancora sui Comuni, che si troveranno ad anticipare per conto del Governo, pena dopo la finanziaria l’aumento del costo del
prestito. Anche a Trento i sindacati si stanno organizzando per fare pressioni sul governo, poiché la spesa pubblica e la crisi
economica non consentono più questi movimenti “aggiuntivi” di “brokeraggio” fiscale.

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